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		<title>[MOVIES] Alice In Wonderland: recensione</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 14:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bilbo Baggins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alice + Burton = capolavoro? Nì. Anzi No. Stavolta il buon Tim toppa. Eppure il sostrato narrativo sembrava ideale per sfoderare la prodigiosa immaginazione del papà di Edward Mani di Forbice, e senza dubbio i primi screen, con Depp e la Bonham Carter da antologia, avevano fatto intuire che il film fosse diretto proprio in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=504&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-505" title="Alice" src="http://bilbosworld.files.wordpress.com/2010/07/alice-in-wonderland-3d-movie-poster-johnny-depp.jpg?w=108&#038;h=150" alt="" width="108" height="150" /></p>
<p>Alice + Burton = capolavoro? Nì. Anzi No. Stavolta il buon Tim toppa. Eppure il sostrato narrativo sembrava ideale per sfoderare la prodigiosa immaginazione del papà di Edward Mani di Forbice, e senza dubbio i primi screen, con Depp e la Bonham Carter da antologia, avevano fatto intuire che il film fosse diretto proprio in quella direzione.<br />
Al contrario, come successe per Il Pianeta delle Scimmie, Burton risulta deludente, quasi avesse girato questa re-interpretazione di Alice Nel Paese Delle Meraviglie più per esigenze di tasca che di cuore o cervello. Un film su commissione per Disney? Probabilmente si, ma questo in passato non aveva certo limitato il genio di Burbank (Batman non era forse un blockbuster su commissione?)</p>
<p>Qui invece ci troviamo di fronte ad un film fondamentalmente stanco. Interessante solo dal punto di vista estetico (d&#8217;altronde parliamo pur sempre di Burton, nonostante i detrattori ci vedano quel manierismo per loro insopportabile) ma poco altro. Non un segno di inventiva, non una trovata che ricordi il talento infuso a profusione in altre sue opere. Forse dopo tanti anni di (meraviglioso) cinema il buon Tim non ha più l&#8217;urgenza di dare forma alle sue fantasie, di contaminare le immagini con la sua poetica freak, ed è entrato in una fase più tranquilla e omologata della carriera. D&#8217;altronde succede a molti altri registi, come Spielberg o Scorsese.</p>
<p>Rimane sempre un po&#8217; di amaro di bocca, perchè dai fuoriclasse ti aspetti sempre l&#8217;emozione, la sorpresa, il film che si stampa indelebile nella memoria e ti ricorda perchè ami tanto quel suo modo di fare cinema. Però stavolta non succede, anzi, ci scappa pure che si esca dalla sala un filino annoiati. Un film di quelli che alla critica piace definire minore. Chiamamolo così anche noi.<br />
Ti aspettiamo alla prossima Tim, convinti che tu abbia ancora qualcosa da dire. E se non è così, grazie per tutto quello che ci hai dato in questi anni. Ma i saluti d&#8217;addio, ora come ora sembrano davvero troppo esagerati. Magari si tratta solo di un film distratto.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/bilbosworld.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/bilbosworld.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/bilbosworld.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/bilbosworld.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/bilbosworld.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/bilbosworld.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/bilbosworld.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/bilbosworld.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/bilbosworld.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/bilbosworld.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/bilbosworld.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/bilbosworld.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/bilbosworld.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/bilbosworld.wordpress.com/504/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=504&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>[TV-Series] Six Feet Under: recensione</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 18:28:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bilbo Baggins</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://bilbosworld.files.wordpress.com/2010/07/sfu.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-494" title="SFU" src="http://bilbosworld.files.wordpress.com/2010/07/sfu.jpg?w=113&#038;h=150" alt="" width="113" height="150" /></a></p>
<p>James Hillman scriveva: &#8220;Sempre l&#8217;esame accurato della vita comporta riflessioni sulla morte, sempre, il confrontarsi con la realtà significa guardare in faccia la mortalità. Non veniamo mai alle prese fino in fondo con la vita finchè non siamo disposti a cimentarci con la morte&#8221;.<br />
Nessun epitaffio(!) potrebbe sposarsi(!!) meglio per la serie scritta dal mai troppo lodato Alan Ball, autore (ma c&#8217;è qualcuno che ancora non lo sa?) del mai troppo lodato American Beauty. Six Feet Under, a memoria, è la riflessione più lucida, tragica, buffa e intelligente sulla mortalità, e su ciò che la morte incute agli uomini: paura, speranza, dolore, amore.</p>
<p>E come ben scriveva Hillman, l&#8217;impresa funebre Fisher &amp; Figli è luogo in cui la morte diventa centro nevralgico per osservare la vita, una lente d&#8217;ingrandimento che costringe i personaggi a guardare dentro loro stessi. Perchè, è la Morte stessa la risposta ad ogni cosa, sorta di (tra)passo che rende onniscienti e si colloca al di là di tutto ciò che nel mondo rappresenta il bene e il male.<br />
Ogni episodio si apre con una perdita. E ogni volta la morte diventa occasione di riflessione, di crescita, di apprendimento e trasformazione. Come già aveva dimostrato in American Beauty (film raccontato dal punto di vista del protagonista morto) Alan Ball lascia che siano i defunti a guidare i vivi. Spesso i personaggi trapassati appaiono ai protagonisti della serie, e li invitano a riflettere, a scegliere, a scontrarsi con le proprie incertezze, quasi che i dubbi fossero solo di questo mondo, di questa realtà, e il trapasso invece il superamento di quegli stessi dubbi e di tutte le fobie che minano la vita.</p>
<p>Six Feet Under è opera profonda che lavora su più livelli, anche quando lo svolgersi della trama appare semplice ed elementare. E&#8217; complesso proprio in virtù del fatto che è la complessità della vita che cerca di mostrare, senza artifizi cinematografici. E ci riesce come poche altre opere di finzione hanno saputo fare. L&#8217;umanità (e disumanità) di tanti personaggi sono rese con tocco quasi miracoloso: per onestà e purezza di sguardo, quale che sia la condizione dei protagonisti, viene sempre raccontata con sincera emozione, lasciando che sia la sua storia a parlare, e non costringendo alla finzione scenica delle improbabili caratterizzazioni.<br />
Tanti sono i temi toccati oltre a quello della morte, alcuni anche molto controversi (come l&#8217;omosessualità o l&#8217;insanità mentale) eppure tutti sono raccontati con maturità; non certo privandosi dell&#8217;umorismo (spesso nero) ma mai mancando di rispetto.</p>
<p>E la (grande) abilità narrativa, è ulteriormente dimostrata dal fatto che ogni stagione amplifica e sviluppa le tematiche della precedente, ma non appare mai come un allungamento. Non esistono involuzioni, storie che si ripetono, deplorevoli e mortificanti riempitivi scritti solo per far proseguire la serie. Six Feet Under dura esattamente quanto ha voluto il suo autore, che ha scelto, nonostante i buoni ascolti, di chiudere lo spettacolo alla quinta stagione, nel momento in cui ha ritenuto di avere espresso tutto ciò che desiderava con quei personaggi e quella storia. E la conclusione, credete, è una delle più incredibili, sofferte, emozionanti chiusure di serie di ogni tempo. Una meravigliosa carrellata di immagini che impressioneranno a fuoco la vostra memoria.<br />
Senza esagerare.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/bilbosworld.wordpress.com/493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/bilbosworld.wordpress.com/493/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/bilbosworld.wordpress.com/493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/bilbosworld.wordpress.com/493/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/bilbosworld.wordpress.com/493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/bilbosworld.wordpress.com/493/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/bilbosworld.wordpress.com/493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/bilbosworld.wordpress.com/493/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/bilbosworld.wordpress.com/493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/bilbosworld.wordpress.com/493/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/bilbosworld.wordpress.com/493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/bilbosworld.wordpress.com/493/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/bilbosworld.wordpress.com/493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/bilbosworld.wordpress.com/493/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=493&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>[MOVIES] Il Profeta: recensione</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 19:29:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bilbo Baggins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per Malik, la vita inizia laddove credeva si sarebbe inesorabilmente sgretolata. Condannato a sei anni di carcere, viene avvicinato da alcuni detenuti e costretto a commettere un omicidio. In una delle scene più insostenibili del film, Malik recide un&#8217;arteria tra fiotti di vivido sangue. Un gesto doppiamente simbolico. Ad andarsene, non è solo la vita [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=488&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-489" title="Profeta" src="http://bilbosworld.files.wordpress.com/2010/04/profeta.jpg?w=106&#038;h=150" alt="" width="106" height="150" /></p>
<p>Per Malik, la vita inizia laddove credeva si sarebbe inesorabilmente sgretolata. Condannato a sei anni di carcere, viene avvicinato da alcuni detenuti e costretto a commettere un omicidio. In una delle scene più insostenibili del film, Malik recide un&#8217;arteria tra fiotti di vivido sangue. Un gesto doppiamente simbolico. Ad andarsene, non è solo la vita della vittima, ma anche quella del suo carnefice. Arrivato dal nulla, senza amici, senza famiglia, senza sapere né leggere né scrivere e all&#8217;oscuro degli inflessibili ingranaggi che sostengono la diabolica macchina chiamata carcere, per Malik quell&#8217;omicidio su commissione significherà una rinascita.</p>
<p>Rinascita come individuo in grado di inserirsi in quegli stessi ingranaggi che prima ignorava, imparando ad usarli, aggirarli, ricombinarli a proprio uso e agevolando una scalata che sa di tragedia annunciata. Un&#8217;opera fiume (due ore e trenta abbondanti) dalla qualità sublime, in cui si assaporano momenti del miglior Scorsese, ma dal retrogusto fortemente europeo (siamo in Francia) e in cui si riconoscono, amplificati dalla brutalità del contesto, molti drammi contemporanei: la difficile coesistenza in una società multietnica, la necessità, quasi tribale, di prevaricare il prossimo per non esserne sottomessi, usando furbizia, scaltrezza, ma anche cattiveria e nessuna pietà. Ribadendo il concetto che le carceri, invece di essere istituti di recupero degli individui, semplicemente li getta in un ambiente ancora più violento.</p>
<p>Audiard è regista che sembra conoscere la materia cinema con rara completezza: le sue sono riprese che traggono ispirazioni non solo dai colori, dalle ombre, dalle figure, ma anche e sopratutto dai suoni. Per sua ammissione, un film è qualcosa che prima di tutto va &#8220;ascoltato&#8221;. Ne esce un cinema molto personale, per quanto le sue inquadrature, sempre a ridosso dei volti dei protagonisti, ricordi molte pellicole tra cui quelle dei fratelli Dardenne. Senza sottotesti etici e morali, Audiard semplicemente racconta questa storia di ascesa sociale. Che sia dentro ad un carcere, microcosmo che galleggia ignorato all&#8217;interno di una realtà più grande (la nostra) non fa alcuna differenza.</p>
<p>E per una volta tanto si può dire: è davvero grande cinema.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/bilbosworld.wordpress.com/488/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/bilbosworld.wordpress.com/488/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/bilbosworld.wordpress.com/488/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/bilbosworld.wordpress.com/488/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/bilbosworld.wordpress.com/488/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/bilbosworld.wordpress.com/488/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/bilbosworld.wordpress.com/488/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/bilbosworld.wordpress.com/488/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/bilbosworld.wordpress.com/488/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/bilbosworld.wordpress.com/488/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/bilbosworld.wordpress.com/488/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/bilbosworld.wordpress.com/488/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/bilbosworld.wordpress.com/488/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/bilbosworld.wordpress.com/488/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=488&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>[MOVIES] What Doesn&#8217;t Kill You: recensione</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 09:48:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bilbo Baggins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brian Goodman ha avuto una vita difficile. Cresciuto nei sobborghi di Boston, ha iniziato giovanissimo a rubare per sopravvivere e dare da mangiare a moglie e figli. L’abuso di alcool, droga e la prigione l’hanno portato ad un passo dall’abisso. Una storia di povertà e fallimento come ce ne sono tante (troppe) in America e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=486&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-485" title="What" src="http://bilbosworld.files.wordpress.com/2010/03/what.jpg?w=101&#038;h=150" alt="" width="101" height="150" /></p>
<p>Brian Goodman ha avuto una vita difficile. Cresciuto nei sobborghi di Boston, ha iniziato giovanissimo a rubare per sopravvivere e dare da mangiare a moglie e figli. L’abuso di alcool, droga e la prigione l’hanno portato ad un passo dall’abisso. Una storia di povertà e fallimento come ce ne sono tante (troppe) in America e non solo. Ma poi, la forza e la voglia di ritrovarsi, la consapevolezza che forse qualcosa di meglio poteva esserci per lui e la sua famiglia, imperdonabilmente trascurata per 15 anni, l’hanno aiutato a reagire. Da li, da quel fondamentale passo mosso con umiltà, coraggio e forse un po’ di incoscienza, è arrivato l’incontro con il cinema e la televisione. What Doesn’t Kill You, film autobiografico, parla proprio di quei difficili anni. Senza retoriche, senza nascondersi, ma con sincera volontà di raccontare una storia di riscatto sociale che piace molto all’America dei self-made man.</p>
<p>Nel film, Goodman butta tutto se stesso, e si vede, ma come spesso accade, quando le storie sono così sentite, e a maggior ragione quando sono vissute sulla propria pelle, il rischio è quello dell’(auto)celebrazione, dei toni enfatici, dei sermoni sul crederci e vedrai che ce la fai. Invece il regista, nonostante qualche scivolone (come la scena del pestaggio del pedofilo in prigione, quasi a sottolineare il concetto del “sono figlio di puttana, ma con una morale”) riesce a mantenersi in equilibrio tra racconto accorato ma non pomposo, con onestà intellettuale e sincerità di sguardo.<br />
La sua Boston, fotografata costantemente sotto la neve, è evocativa e viva, e si dimostra cornice perfetta per la storia. Gli attori, da Mark Ruffalo (che interpreta lo stesso Goodman) ad Amanda Peet (che ha il ruolo della moglie) a Ethan Hawke (che nel film ha il ruolo del fratello del regista) sono perfetti e convincenti nella recitazione, qualità non sempre presenti nelle ricostruzioni autobiografiche. Il percorso di riabilitazione sociale avviene con coerenza, e anche se alcune dinamiche sono prevedibili nel proprio svolgimento, il senso di autenticità rimane immacolato. La redenzione di un marito e un padre che capisce la proprie colpe sarà anche storia già vista, ma qui funziona proprio in virtù della capacità di evitare quella retorica buonista che sovente edulcora all’eccesso questo genere di storie.</p>
<p>L’unica curiosità è capire perchè Goodman abbia tralasciato dalla sceneggiatura il suo incontro con il mondo del cinema. Avrebbe caratterizzato ancor di più il suo film. Ma forse, ciò a cui premeva di più, era mostrare il suo percorso di redenzione come uomo, marito e sopratutto come padre. E questo nel film emerge perfettamente. A lui sarà sicuramente bastato così. E, una volta tanto, anche a noi.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/bilbosworld.wordpress.com/486/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/bilbosworld.wordpress.com/486/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/bilbosworld.wordpress.com/486/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/bilbosworld.wordpress.com/486/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/bilbosworld.wordpress.com/486/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/bilbosworld.wordpress.com/486/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/bilbosworld.wordpress.com/486/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/bilbosworld.wordpress.com/486/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/bilbosworld.wordpress.com/486/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/bilbosworld.wordpress.com/486/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/bilbosworld.wordpress.com/486/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/bilbosworld.wordpress.com/486/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/bilbosworld.wordpress.com/486/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/bilbosworld.wordpress.com/486/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=486&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>[TV-Series] The Wire: recensione</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 23:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bilbo Baggins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arrivare alla fine delle sessanta ore complessive di The Wire, è esperienza che rasenta l&#8217;Illuminazione. Una narrazione così perfetta e potente è annichilente, quasi sconvolgente, abituati (come siamo) a serial che si allungano, si accorciano, si trascinano o si chiudono per puri capricci del rating americano. The Wire invece no. The Wire è una serie [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=478&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-479" title="The Wire" src="http://bilbosworld.files.wordpress.com/2010/03/l_306414_b40a2b31.jpg?w=105&#038;h=150" alt="" width="105" height="150" /></p>
<p>Arrivare alla fine delle sessanta ore complessive di The Wire, è esperienza che rasenta l&#8217;Illuminazione. Una narrazione così perfetta e potente è annichilente, quasi sconvolgente, abituati (come siamo) a serial che si allungano, si accorciano, si trascinano o si chiudono per puri capricci del rating americano.</p>
<p>The Wire invece no.</p>
<p>The Wire è una serie che nasce, si sviluppa e si chiude secondo un preciso progetto originale. Unione inarrivabile di letteratura e immagine, in un&#8217;opera che dimostra cosa potrebbe (e dovrebbe) essere la televisione (intelligente) se non fosse schiava dei diktat della pubblicità. E non crediate sia puerile e sterile retorica, ma semplice verità.<br />
The Wire è li a dimostrarlo. Creata e scritta da David Simon (ex reporter di nera del Baltimore Sun, tanto per gradire) è tra i più lucidi ritratti della realtà americana di fine millennio. Un appassionato e feroce racconto-fiume delle contraddizioni, dei fallimenti, delle miserie, delle storture del sistema americano e delle sue istituzioni. E sopratutto le conseguenze sulle vite dei suoi cittadini: dalle più alte sfere di comando alle classi più misere e abbandonate della società.</p>
<p>Parlare di stagioni (per inciso 5 in totale) non ha quasi senso con The Wire. Perchè The Wire è un&#8217;unica e maestosa epopea ambientata a Baltimora (città di nascita del creatore David Simon, che qui chiaramente funge da città-simbolo per molte altre metropoli contemporanee), che di anno in anno prende in esame diversi aspetti della stessa realtà. Poliziotti, spacciatori, avvocati, giornalisti, studenti, operai, sindaci e tossicodipendenti. Lungo l&#8217;ampio arco narrativo quasi nessuno sembra lasciato fuori dalla precisa disamina di The Wire. I personaggi sono mossi con abilità sublime: nessuno primeggia sull&#8217;altro, e nessuno sembra avere più importanza, a prescindere dalla sua moralità. Ogni storia si fonde con le altre, corre in parallelo o si incrocia, se ne distacca, in un gioco ad incastri che ha del portentoso. Merito, come già detto, di una precisa visione che non si piega alla necessità di far emergere o meno un personaggio (o magari l&#8217;attore che lo interpreta) a causa della sua presa sul pubblico. Tutto ha senso esclusivamente ai fini della narrazione.</p>
<p>Si inizia con il mondo dello spaccio di droga, le gang e la vita in strada, le indagini sui movimenti del narcotraffico e sulle figure che lo alimentano. Si passa poi al disfacimento della classe operaia americana, stritolata da una legislazione sconsiderata che ha smantellato il Sindacato nazionale. Subentrano inoltre i giochi di potere per le posizioni di comando, i colpi (leciti e meno) per lanciare (e affossare) carriere politiche di sindaci e governatori. Si prosegue con l&#8217;agonizzante situazione dell&#8217;istruzione nazionale, incapace di svolgere le normali funzioni di formazione e insegnamento per cronica mancanza di fondi e inadeguatezze dei programmi di studio. Si conclude poi con il mondo dei Media e del giornalismo, sulle storture causate da arrivismi, incompetenza e dubbia etica. Come detto: un viaggio che, a memoria, ha pochi (nessuno?) eguali nel panorama televisivo di ogni tempo. Un racconto delle strutture politiche e sociali assolutamente fenomenale.</p>
<p>Merito del suo creatore David Simon, e dello staff con cui ha scritto tutto lo show: Ed Burns (ex detective della Omicidi, tanto per gradire) e in misura minore di altri bravi sceneggiatori come Collins, Pelecanos, Lehane. Insieme, hanno scritto quello che si può tranquillamente definire come uno degli esperimenti di natura visivo-narrativa più belli e riusciti di sempre. Un tipo di televisione che guarda con rispetto ai grandi romanzi ottocenteschi, e che a quel tipo di racconto complesso e stratificato ha cercato, con successo, di rifarsi. L&#8217;affresco sociale di The Wire non teme confronti: come detto, ogni personaggio è funzionale (e non il contrario, come in molte altre serie), si evolve, appare solo quando è necessario, anche a distanza di molto tempo dalla prima apparizione.<br />
Ogni stagione (l&#8217;ho già detto che parlare di stagioni ha poco senso? Bene!) offre un nuovo spunto di riflessione, prende in esame un altro aspetto sociale o politico, ma allo stesso tempo sviluppa e conclude archi narrativi precedenti, ne inizia di nuovi, il tutto orchestrato con abilità magnifica.<br />
Il livello di complessità di situazioni, che rifugge le facilonerie dell&#8217;intrattenimento superficiale, esige una partecipazione intellettuale dello spettatore che non concede scuse. Come un romanzo di Dostojevski (spesso citato dagli sceneggiatori) The Wire pretende di &#8220;esserci&#8221;, per essere fruito. Non vuole intrattenere, ma più istruire. Di certo desidera mostrare usando un linguaggio non facile ma infinitamente più gratificante, sopratutto per chi cerca un tipo di esperienza intelligente e non banale.</p>
<p>Ci sarebbe molto da dire su The Wire. E sarebbe doveroso farlo, alla luce del fatto che la nostra (intelligente) televisione, sia privata (grave) che pubblica (gravissimo) lo ha snobbato: non un passaggio in chiaro (tanto per non smentire la mediocrità e la poca lungimiranza della televisione italiana). Ma il solito consiglio è quello di vederla. E subito. Anzi, mi si conceda il superlativo assoluto, subitissimo. Perchè The Wire è bellissimo (così facciamo pure la rima).</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/bilbosworld.wordpress.com/478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/bilbosworld.wordpress.com/478/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/bilbosworld.wordpress.com/478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/bilbosworld.wordpress.com/478/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/bilbosworld.wordpress.com/478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/bilbosworld.wordpress.com/478/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/bilbosworld.wordpress.com/478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/bilbosworld.wordpress.com/478/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/bilbosworld.wordpress.com/478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/bilbosworld.wordpress.com/478/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/bilbosworld.wordpress.com/478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/bilbosworld.wordpress.com/478/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/bilbosworld.wordpress.com/478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/bilbosworld.wordpress.com/478/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=478&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>[MOVIES] Paranormal Activity: recensione</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 21:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bilbo Baggins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fantozzi, parlando di un capolavoro come La Corazzata Pötemkin, lo recensì lapidariamente con un &#8220;E&#8217; una cagata pazzesca!&#8221;. Sebbene deprecabile per profondità intellettuale (nonostante l&#8217;evidente volontà polemica), se c&#8217;è film che potrebbe essere recensito con un epiteto simile sarebbe proprio questo Paranormal Activity. Cosa che un po&#8217; ferisce il cuore: perché ad una produzione indipendente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=475&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-476" title="Paranormal" src="http://bilbosworld.files.wordpress.com/2010/02/paranormal.jpg?w=125&#038;h=150" alt="" width="125" height="150" /></p>
<p>Fantozzi, parlando di un capolavoro come La Corazzata Pötemkin, lo recensì lapidariamente con un &#8220;E&#8217; una cagata pazzesca!&#8221;. Sebbene deprecabile per profondità intellettuale (nonostante l&#8217;evidente volontà polemica), se c&#8217;è film che potrebbe essere recensito con un epiteto simile sarebbe proprio questo Paranormal Activity. Cosa che un po&#8217; ferisce il cuore: perché ad una produzione indipendente da 15.000 mila dollari che incassa milioni in tutto il mondo vorresti perdonare un po&#8217; tutto, nella speranza che la filosofia &#8220;pochi soldi e molte idee&#8221; sia ancora perseguita a scapito della lobotomizzazione hollywoodiana ad alto budget. Ma il problema qui, non sono i soldi, ma proprio le idee: semplicemente non ce ne sono. E a dire il vero, non c&#8217;è nemmeno il film.</p>
<p>Che senso ha rifare Blair Witch Project (già allora, bufala come pochi, ma almeno aveva la scusante di essere uno dei primi esempi di viral marketing, quindi un&#8217;importanza seminale, a posteriori, almeno l&#8217;ha avuta) con i fantasmi, ma ancora più piatto, noioso e lento? In tempi di crisi, magari un senso economico ce l&#8217;ha. Dal punto di vista puramente cinematografico invece, siamo di fronte ad uno dei punti più bassi di sempre. E viene da chiedersi cosa possa aver spaventato a morte Spielberg (suo il promotional che campeggia in locandina, ma visto che la sua DreamWorks distribuisce, in suo rispetto facciamo finta di non accorgerci dell&#8217;evidente conflitto di interessi) se nella prima ora l&#8217;unica cosa di rilievo che succede è una porta che cigola. Nient&#8217;altro. Anzi, tanta (ma tanta) fuffa verbosa insopportabile di un&#8217;improbabile coppia: lei perseguitata dalla presenza, e lui che cerca di testimoniarne l&#8217;esistenza.</p>
<p>Paranormal Activity è operazione posticcia e costruita come da eoni non se ne vedeva. Ridicoli i commenti sulla sua natura fortemente ansiogena. Spaventa di più una qualsiasi edizione del TG di Fede. Assolutamente immeritata la sua nomea di film dalla tensione insostenibile. Anche a crederci alle paurose presenze, c&#8217;è davvero poco (ma poco!) di inquietante. Tracce sul talco? Una foto nel solaio? L&#8217;ouija che si incendia? La buzzicona trascinata con il morso sulla chiappa? Il finale (qualsiasi dei tre) dalla comicità involontaria? Minimi termini dei minimi termini, senza concessioni di sorta. Non lasciatevi prendere in giro.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/bilbosworld.wordpress.com/475/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/bilbosworld.wordpress.com/475/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/bilbosworld.wordpress.com/475/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/bilbosworld.wordpress.com/475/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/bilbosworld.wordpress.com/475/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/bilbosworld.wordpress.com/475/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/bilbosworld.wordpress.com/475/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/bilbosworld.wordpress.com/475/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/bilbosworld.wordpress.com/475/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/bilbosworld.wordpress.com/475/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/bilbosworld.wordpress.com/475/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/bilbosworld.wordpress.com/475/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/bilbosworld.wordpress.com/475/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/bilbosworld.wordpress.com/475/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=475&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>[MOVIES] Il Quarto Tipo: recensione</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 20:55:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bilbo Baggins</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Quarto Tipo critica]]></category>
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		<description><![CDATA[Tagliamo corto. C&#8217;è una sola chiave di lettura per questo (docu?)film: ritenere veri, o meno, i fatti narrati. Perchè se visto con la volontà di farsi spaventare da un thriller (fanta)realistico come va di moda da qualche tempo (REC e Cloverfield insegnano) il Quarto Tipo delude su tutti i fronti. Poca suspence e colpi telefonati. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=470&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-471" title="4 tipo" src="http://bilbosworld.files.wordpress.com/2010/01/600.jpg?w=105&#038;h=150" alt="" width="105" height="150" /></p>
<p>Tagliamo corto. C&#8217;è una sola chiave di lettura per questo (docu?)film: ritenere veri, o meno, i fatti narrati. Perchè se visto con la volontà di farsi spaventare da un thriller (fanta)realistico come va di moda da qualche tempo (REC e Cloverfield insegnano) il Quarto Tipo delude su tutti i fronti. Poca suspence e colpi telefonati.<br />
Ma ritenere veri i rapimenti alieni, vedendo il Quarto Tipo come una messa in scena fedele delle testimonianze dei presunti addotti, getta una luce completamente diversa.</p>
<p>Perchè la presunta aderenza alla realtà, peraltro esibita fin dall&#8217;inizio (Milla Jovovich, nelle vesti di se stessa, ad inizio pellicola parla di interpretazioni e messa in scena di persone e fatti documentati e demanda la scelta di crederci o meno allo spettatore stesso) fa del film di Osunsanmi una visione che quanto meno genera interrogativi, e intriga lo spettatore in una narrazione che mischia (molta) verità con (poca) fantasia. Le crescenti inquietudini e paranoie che sommergono via via tutti i personaggi, sono molto più efficaci degli sparuti colpi di scena che stonano nonostante la volontà di credere alla trama; anzi si dimostrano ancora più posticci poichè dimostrano la loro natura puramente narrativa in un film che si vorrebbe cronaca oggettiva.</p>
<p>Quale che sia l&#8217;opinione dello spettatore, il Quarto Tipo non sarà certo ricordato come un film memorabile, nemmeno se limitato a quello delle pellicole di genere. Ma ad ufologi e credenti di una vita altra, che da secoli intrattiene rapporti più o meno ostili con la razza umana, potrà essere affiancato a opere come Communion e Bagliori nel Buio.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/bilbosworld.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/bilbosworld.wordpress.com/470/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/bilbosworld.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/bilbosworld.wordpress.com/470/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/bilbosworld.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/bilbosworld.wordpress.com/470/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/bilbosworld.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/bilbosworld.wordpress.com/470/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/bilbosworld.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/bilbosworld.wordpress.com/470/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/bilbosworld.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/bilbosworld.wordpress.com/470/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/bilbosworld.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/bilbosworld.wordpress.com/470/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=470&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>[MOVIES] Avatar: recensione</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 10:57:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bilbo Baggins</dc:creator>
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<p>E così, alla fine, eccolo qui.<br />
Superfluo ricordare le innumerevoli speculazioni, le aspettative, le promesse che questa avveneristica pellicola ha riscosso presso il pubblico e gli addetti ai lavori negli anni della sua lunga gestazione. Destinato, fin dal principio, alla metodica celebrazione anche solo per il semplice fatto di essere l&#8217;opera direttamente successiva, nella cinematografia di James Cameron, al film-fenomeno del millennio scorso (occorre citarlo?) Avatar è lavoro di difficile decifrazione. Perchè non trattasi semplicemente film, ma sarà, nelle speranze dell&#8217;industria, il perno salvifico su cui il cinema del futuro poggerà per risollevarsi dagli sconquassi che il digital downloading sta inesorabilmente causando. L&#8217;innovativo 3D di cui fa uso, elemento peculiare per cui l&#8217;opera di Cameron è stata leggendaria fin dai primi stadi di pre-visualizing, non è più semplice orpello, ma diviene elemento in essere della sua stessa esistenza. Vale a dire (invero un po&#8217; oziosamente) che non è tanto Avatar ad esistere perchè ora esiste il 3D in grado di generarlo, ma il suo esatto contrario. Il 3D attuale è stato inventato affinchè potesse dare forma alla visione originale di Cameron.</p>
<p>Qualsiasi critica al film quindi, non può sciogliere questo indissolubile legame, poichè arte e tecnica sono qui fuse nel formare un corpus unico senza precedenti nella storia del cinema. E di questo, a Cameron, va dato doverosamente atto. Dopo essere stato il &#8220;Re del Mondo&#8221; grazie al transatlantico più celebre della celluloide, avrebbe potuto vivere di rendita per il resto dei suoi giorni. Fare immersioni fino a farsi crescere le branchie. Invece no. Cameron è mente lucida e mai doma, amante delle sfide e del rischio. E infatti cosa fa?<br />
Osa.<br />
Ancora una volta.<br />
Osa andare fino a Tokyo dagli ingegneri HD di Sony ed &#8220;esigere&#8221; la creazione di una nuova telecamera 3D che possa dare vita alle sue visioni. Osa attendere 12 anni (in cui non solo non rimane in ozio, ma anzi sperimenta continuamente la nuova tecnologia, in attesa di quella che verrà) per realizzare un altro film dopo il successo più grosso del mondo del cinema, nonostante la consapevolezza che qualsiasi cosa avesse voluto realizzare, sarebbe stata prontamente finanziata. Osa utilizzare quasi 250 milioni di dollari per un film in computer graphic con protagonisti una versione ipervitaminizzata dei puffi. Genio o follia? Dilemma vecchio, e, ancora una volta, meramente ozioso. Di cui probabilmente Cameron se ne infischia. Perchè, come dice il vecchio adagio, chi sa fare fa, chi non sa fare insegna. E al buon James insegnare non interessa.</p>
<p>Che Cameron non fosse fine intellettuale, si sapeva da tempo. In fondo, al di la della brillante intuizione del Terminator, tutta la sua carriera testimonia le sue doti non propriamente esaltanti di sceneggiatore. Fosse stato un emulo dei Kerouac o degli Hemingway non si sarebbe certo laureato in fisica.<br />
Ma è un visionario.<br />
Un uomo in grado di vedere al di la di ciò che esiste. Di prefigurare mondi non conosciuti. E, grazie anche alle sue doti di disegnatore, di darvi precisa forma figurativa.<br />
Che Avatar quindi deluda sotto l&#8217;aspetto puramente narrativo, è qualcosa che sorprende solo gli sprovveduti, solo chi nelle quasi tre ore del Titanic probabilmente pensava ad altro, ed era immune al continuo sciorinamento di luoghi comuni e archetipi stantii di un romanzetto di quart&#8217;ordine incastonato nel motore possente di un film dalla regia e dall&#8217;effettistica rivoluzionarie.<br />
In questo senso, Avatar ne è l&#8217;esatta prosecuzione. Concedendoci una sorta di esemplificazione, è come una montagna russa: da fuori, si può imparare a memoria ogni singola variazione: la lunga picchiata iniziale, i giri della morte, le doppie rotazioni, le curve a velocità folli, così da poter dire, una volta saliti, di conoscere esattamente ogni caratteristica del percorso. Ma quando si sale, la (pre)conoscenza perde di significato, poichè l&#8217;esperienza diretta ha il sopravvento su tutto il resto. Avatar è una montagna russa. Quale piega possa prendere la trama, è chiara fin dai titoli di testa. E non è esagerazione. Ma la potenza visiva del suo mondo, lo stupore generato dai cangianti giochi cromatici e di luce, il poderoso senso di scoperta che si prova quando Jack Sully entra in contatto per la prima volta con la flora e la fauna di Pandora, sono squisitamente reali.<br />
E la magia funziona. Un po&#8217; ci si crede, anche se quel senso di dejà-vu non se ne va mai del tutto. Ma è tutto talmente florido, così immaginifico e potente, che ci si lascia trasportare dalla storia.</p>
<p>Avatar non poteva essere niente più di questo. Caricato da anni di continue speculazioni, di promesse (mantenute?) sull&#8217;ascesa e affermazione dell&#8217;esperienza 3D, sulla (re)invenzione dell&#8217;industria cinema, non poteva che dimostrarsi per quel che è: un&#8217;opera dalla tecnica devastante, con un 3D coinvolgente poichè usato in maniera finalmente organica alla storia, e non scimmiottato con pretese da fanta-parco giochi come alcuni primi film avevano fatto. Irriproducibile da un file avi scaricato chissà dove, e che lascia speranze di ripresa per un&#8217;intera industria che da qui deve ripartire, almeno per quanto concerne le produzioni ad alto budget.<br />
Un film più di testa che di cuore, come è sempre stato nelle corde di Cameron. Che adesso, vinta l&#8217;ennesima sfida (i botteghini gli stanno dando ragione) può prendersi tutto il tempo che vuole per (re)immaginare la nuova frontiera del cinema. E da lui, ormai è chiaro, possiamo aspettarci l&#8217;ennesima vittoria.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/bilbosworld.wordpress.com/463/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/bilbosworld.wordpress.com/463/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/bilbosworld.wordpress.com/463/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/bilbosworld.wordpress.com/463/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/bilbosworld.wordpress.com/463/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/bilbosworld.wordpress.com/463/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/bilbosworld.wordpress.com/463/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/bilbosworld.wordpress.com/463/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/bilbosworld.wordpress.com/463/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/bilbosworld.wordpress.com/463/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/bilbosworld.wordpress.com/463/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/bilbosworld.wordpress.com/463/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/bilbosworld.wordpress.com/463/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/bilbosworld.wordpress.com/463/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=463&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>[MOVIES] Dorian Gray: recensione</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 13:35:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bilbo Baggins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trasporre un classico non è mai facile. Quando si tratta di un grande classico, come il capolavoro senza tempo di Oscar Wilde, può essere addirittura impossibile. Perchè le fini implicazioni di questa (straconosciuta) storia di decadenza e perdizione, difficilmente riescono a rendere su schermo se dietro non c&#8217;è il genio in grado di trasformarle in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=458&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>Trasporre un classico non è mai facile. Quando si tratta di un <em>grande</em> classico, come il capolavoro senza tempo di Oscar Wilde, può essere addirittura impossibile. Perchè le fini implicazioni di questa (straconosciuta) storia di decadenza e perdizione, difficilmente riescono a rendere su schermo se dietro non c&#8217;è il genio in grado di trasformarle in immagini altrettanto potenti ed evocative come le parole scritte.</p>
<p>Oliver Parker, al suo terzo incontro col fine scrittore irlandese (i precedenti sono stati &#8220;Un Uomo Ideale&#8221; e &#8220;L&#8217;Importanza Di Chiamarsi Ernesto&#8221;) dimostra di non possedere quel tocco magico capace di reinterpretare il romanzo e renderlo materiale narrativo che colpisca la mente e il cuore dello spettatore cinematografico. Il suo è il tipico &#8220;compitino&#8221; (termine sgradevole ma qui obbligatoriamente necessario) che non rende giustizia alle provocazioni al vetriolo con cui Wilde riempiva i suoi scritti. Certo un&#8217;epoca è passata dalle atmosfere di inizio novecento della Londra di Dorian Gray, ma mai storia si dimostra più profetica nel portare alla luce ipocrisie rimaste intatte oggi come allora.</p>
<p>Il film invece indugia in un estetismo da filmetto patinato, che della caduta in disgrazia del giovane e puro Dorian Gray ne sfrutta solo la componente superficiale e modaiola, permettendo all&#8217;emergente Ben Barnes di mostrarsi in scene che vorrebbero essere disturbanti e invece paiono solo fintamente costruite. Anche lo sferzante cinismo di Henry Wotton (interpretato da un abulico Colin Firth, vagamente svogliato) è diluito dal generale clima da onesta trasposizione che affligge la pellicola di Parker. Tacendo poi delle (superflue) modifiche apportate alla storia originale (frutto della sceneggiatura di Toby Finley), che davvero nulla aggiungono, ma anzi paiono totalmente gratuite.</p>
<p>Si salva solo l&#8217;ambientazione, evocativa nel riprodurre la Londra di inizio secolo scorso, coacervo di miseria e nobiltà che convivono ai due lati della stessa strada. Ma è davvero troppo poco, contando anche il testo originale, attuale come lo era ai tempi in cui fu scritto. Dimostrazione della fine mente di uno scrittore (molto) avanti ai tempi in cui viveva. A cui Parker, purtroppo, rende poca gloria. Peccato.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/bilbosworld.wordpress.com/458/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/bilbosworld.wordpress.com/458/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/bilbosworld.wordpress.com/458/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/bilbosworld.wordpress.com/458/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/bilbosworld.wordpress.com/458/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/bilbosworld.wordpress.com/458/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/bilbosworld.wordpress.com/458/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/bilbosworld.wordpress.com/458/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/bilbosworld.wordpress.com/458/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/bilbosworld.wordpress.com/458/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/bilbosworld.wordpress.com/458/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/bilbosworld.wordpress.com/458/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/bilbosworld.wordpress.com/458/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/bilbosworld.wordpress.com/458/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=458&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>[MOVIES] Brothers: recensione</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 13:58:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bilbo Baggins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per il suo ritorno al cinema dai tempi di &#8220;In America&#8221; &#8211; evito volutamente la (s)parentesi del film di 50 Cent, bollandola come &#8220;incidentucolo&#8221; di percorso &#8211; Jim Sheridan rifà il danese &#8220;Non Desiderare La Donna d&#8217;Altri&#8221; e lo contestualizza negli Stati Uniti d&#8217;oggi. Figlio esemplare il primo, pecora nera di famiglia il secondo, Sam [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=452&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-454" title="Brothers" src="http://bilbosworld.files.wordpress.com/2010/01/la-locandina-italiana-di-brothers-1389091.jpg?w=104&#038;h=150" alt="" width="104" height="150" /></p>
<p>Per il suo ritorno al cinema dai tempi di &#8220;In America&#8221; &#8211; evito volutamente la (s)parentesi del film di 50 Cent, bollandola come &#8220;incidentucolo&#8221; di percorso &#8211; Jim Sheridan rifà il danese &#8220;Non Desiderare La Donna d&#8217;Altri&#8221; e lo contestualizza negli Stati Uniti d&#8217;oggi.<br />
Figlio esemplare il primo, pecora nera di famiglia il secondo, Sam e Tommy sono due fratelli che nonostante tutto si vogliono bene. Divisi da aspettative disilluse e responsabilità infrante, tengono intatto il loro legame attraverso i fallimenti e le mancanze di Tom, cresciuto fin da piccolo all&#8217;ombra dell&#8217;ingombrante fratello. Un incidente in Afghanistam però rimetterà in discussione tutti i ruoli e le relazioni tra di loro, preludendo all&#8217;attesa catarsi.</p>
<p>Sheridan è regista che ama accalorarsi coi contrasti che lacerano vite e coscienze. Sa filmarli e metterli in scena senza scadere nel pietismo o vittimismo, mantendosi sempre in equilibrio tra partitura drammatica ed esigenza narrativa. &#8220;Brothers&#8221; ne è l&#8217;ulteriore riprova. Guarda al conflitto afghano &#8211; &#8220;gigante scomodo&#8221; dell&#8217;industria di Hollywood &#8211; senza strascichi ideologici né supponenti velleità politiche, lasciando che siano i personaggi e mostrarne le conseguenze. Sopratutto, sa fin dai tempi di Day Lewis in &#8220;Nel Nome del Padre&#8221; e &#8220;The Boxer&#8221;, che solo una convincente prova di attori può rendere davvero viva una storia. E la parte del leone, nel trittico di talentuosi protagonisti, la fa colui dal quale forse ci si aspettava meno, Tobey Maguire, capace di personificare, col suo sguardo allucinato (e allucinante) la discesa nell&#8217;oblio di un reduce il cui mondo si sgretola con incomprensibile ferocia.</p>
<p>Senza rinunciare ai sentimenti, &#8220;Brothers&#8221; è quasi un film d&#8217;altri tempi: classico nell&#8217;impianto narrativo, ma mai desideroso di mostrarsi furbo o accondiscendente. Lascia spazio agli attori di mostrarsi, interagire, evolversi senza accelerare sui tempi, senza sotterfugi narrativi, ma con un sincero amore verso il potere del cinema di raccontare una storia, senza compromessi. Ulteriore riprova che Sheridan sa raccontare di personaggi sconfitti con vivida e lucidissima partecipazione emotiva. Non è cosa da poco. Pezzo finale degli U2, che alla pellicola dedicano l&#8217;inedita &#8220;Winter&#8221; e la bellissima e struggente &#8220;Bad&#8221;.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/bilbosworld.wordpress.com/452/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/bilbosworld.wordpress.com/452/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/bilbosworld.wordpress.com/452/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/bilbosworld.wordpress.com/452/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/bilbosworld.wordpress.com/452/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/bilbosworld.wordpress.com/452/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/bilbosworld.wordpress.com/452/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/bilbosworld.wordpress.com/452/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/bilbosworld.wordpress.com/452/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/bilbosworld.wordpress.com/452/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/bilbosworld.wordpress.com/452/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/bilbosworld.wordpress.com/452/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/bilbosworld.wordpress.com/452/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/bilbosworld.wordpress.com/452/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bilbosworld.wordpress.com&amp;blog=2510765&amp;post=452&amp;subd=bilbosworld&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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