[MOVIES] Angeli e Demoni: recensione

Beh, ogni tanto capita che un po’, alla fine, ci si ricrede. Certo non vuol dire, magicamente, trasformarsi in sostenitori, o addirittura in fan. Tuttavia qualche veleno retroattivo si diluisce, un po’ ci si rimbonisce, e magari ci si riscopre pure a seguire con inaspettato, seppur debole, interesse lo svolgersi della vicenda. Angeli e Demoni è un giocattolone fintamente colto, che osa sparare alto (l’antimateria!), e un po’ se ne frega del verismo storico (e fin qui, può anche andare bene, non è un documentario di History Channel). Eppure, rispetto al disastroso Codice Da Vinci, ha il dono del ritmo, una storia fantasiosa ma più coerente, nonostante (e prevedibilmente) le classiche cadute di stile da polpettone hollywoodiano, e sa giocare meglio le sue carte, complice un’ambientazione, il Vaticano, e l’assortimento vario di Papi, Vescovi e fumate di varia cromia per l’arrivo del nuovo Pontefice, che esercitano sempre il suo bel fascino.
Non si chieda null’altro che qualche ora di mero intrattenimento. E in questo, Angeli e Demoni sa il fatto suo. Nonostante l’evidente “mestierantismo” di regia e interpretazioni, nonostante le esigenze da viral marketing (belle le Lancia che sfrecciano con tempi da Formula 1 tra le vie intasate di Roma) e nonostante il nome di peso che ormai Dan Brown e le sue opere esercitano sull’immaginario collettivo, il film si lascia apprezzare quel tanto che basta per non uscire dal cinema infastiditi, come invece succedeva con l’illustre predecessore. E a conti fatti, viste le credenziali, sembra già un piccolo miracolo.

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