[MOVIES] Terminator Salvation: recensione

TS

Inutile. Privato (per necessità? per scelta?) del suo creatore James Cameron, la saga di Terminator sembra smarrita e fatica a ritrovare se stessa. Se il terzo capitolo era prodotto di routine, la cui unica idea risiedeva nella “femminizzazione” del terminator-killer, in questo quarto(?) capitolo della serie, primo di una nuova trilogia, le premesse sono di sicuro migliori: basta cyborg spediti indietro nel tempo per uccidere il giovane John Connor. Ora l’azione si sposta nel “vero” presente filmico. La terra nuclearizzata da Skynet fa da sfondo alla guerra tra uomini e macchine. Il messaggio finale di Terminator 2 forse non era corretto. Il futuro, era “comunque” deciso.

Ciò però che affonda l’intera operazione Salvation, è il suo perdere di vista il senso intimo della storia. Che non è mai stato solamente una lotta tra l’uomo e la sua modernizzazione tecnologica, ma tra la razza umana e la sua capacità di guardare al futuro senza (auto)distrugger(si). Il futuro sembrava ineluttabile e scritto, ma rimaneva la speranza, e la volontà, di cambiarlo. Il coraggio di cambiarlo.

In Salvation è tutto già successo. Privato del suo aspetto filosofico, lo script si limita a raccontare una storia di per se già ampiamente conosciuta, che diviene interessante solo nei momenti in cui si collega ai (noti) fatti passati. L’unico spunto sinceramente originale del film, il personaggio interpretato da Sam Worthington, è trattato in maniera debole, superficiale, senza chiedersi (come forse avrebbe fatto Cameron) quali siano le implicite (ed esplicite) conseguenze di ciò che gli accade. Si limita ad essere trait-d’union con il capostipite, una dichiarazione d’intenti funzionale più sulla carta che non all’interno di un film troppo debole e fiacco per meritarsi i plausi riservati ai predecessori (escluso, chiaramente, il terzo).

La parte più ardua è capire se la sterilità del film sia colpa del regista McG, non certo un maestro, o della coppia di sceneggiatori Jonathan Nolan-Paul Haggis, che altrove hanno invece ampiamente dimostrato la loro bravura. Quale che sia la causa, rimane il gusto amaro di un’occasione sprecata. Un filmetto d’azione che si adagia sui canoni imposti dal Bay-pensiero, e che della fascinazione catartica della macchina senziente che si ribella all’uomo, perde qualsiasi connotazione romanzesca. Peccato.

~ di Bilbo Baggins su 28 Giugno 2009.

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