[MOVIES] Che L’Argentino: recensione

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Confrontarsi con uno dei miti del vent(un)esimo secolo, non è mai semplice. Per nessuno.
Inutile anche solo accennare cosa rappresenti Che Guevara oggi: la sua icona è riprodotta ovunque, e il suo percorso umano è divenuto simbolo di così tante correnti di pensiero, rivoluzionarie, umaniste, progressiste, politiche, che forse è difficile addirittura tracciarne il sentiero originale. Al di là del mito però, Ernesto Che Guevara era prima di tutto un fine pensatore, un uomo il cui sogno di uguaglianza ed emancipazione culturale e razziale dell’America Latina, scandiva ogni suo attimo.

Per questo dittico dedicato alla figura del medico argentino (Che Guerriglia sarà nelle sale italiane dal 1 maggio) Steven Soderbergh sceglie, saggiamente, di evitare le trappole del Mito, e concentrarsi invece sulla figura umana. Alla base della pellicola infatti, c’è il testo scritto che Guevara stesso: “Diaro della Rivoluzione Cubana”. E per tutto il film, Benicio Del Toro, in un processo di immedesimazione che ha quasi del miracoloso, sopratutto alla luce dell’evidente somiglianza, esplora la dimensione umana dell’icona della Rivoluzione Cubana, evitando il sensazionalismo, la retorica, la facile celebrazione di una leggenda, ma concentrandosi invece sulla descrizione, quasi documentaristica, della quotidianità di un idealista che decise di concretizzare la sua utopia.

Dal punto di vista cinematografico, il film si avvale di una costruzione ad incastri che alterna diversi momenti storici degli eventi che hanno portato alla destituzione di Batista e alla vittoria del movimento del 26 luglio. La cena a casa di Castro (che apre e chiude la pellicola), l’intervista alla nota emittente americana, l’intervento presso le Nazioni Unite, e sopratutto i giorni passati tra le foreste nell’avanzata verso l’Avana, scandiscono i momenti di questo film che volutamente, in virtù della scelta fatta, rendono alla perfezione la statura umana del personaggio. Soderbergh, intelligentemente, preferisce mostrare, piuttosto che giudicare, lasciando che il film quasi si sviluppi da se. Il suo non è mai stato cinema d’azione: l’indipendentismo cinematografico qui si sposa alla perfezione con l’intento intellettuale, e la pellicola gode di quell’onestà che fanno grandi i biopic (sebbene lo stesso Soderbergh abbia voluto precisare che trattasi di opera diametralmente opposta alla concezione attuale di un film biografico).

Forse, il rischio è che tale rigore limiti la partecipazione emotiva. Ma allo stesso tempo, rinunciando alle prevedibili fanfare, Che L’Argentino si dimostra capace di raccontare una dimensione meno conosciuta e più “reale” di una figura che, nel corso degli anni, ha accumulato a dismisura gli  inevitabili eccessi di una “beatificazione” popolare a livello mondiale. Anche se taluni passaggi sembrano quasi sminuire la portata di alcuni accadimenti fondamentali (la presa dell’Avana sopratutto) il film convince proprio grazie alla sua intima onestà intellettuale: amato od odiato che sia, Guevara era un uomo convinto del proprio ideale supremo di uguaglianza sociale, e l’impegno profuso nella lotta armata per la sua attuazione incondizionata, è un aspetto che il la pellicola rende alla perfezione. Ed è questo il suo più grande merito. Tutto il resto, era semplicemente marginale.

~ di Bilbo Baggins su 25 Aprile 2009.

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