[MOVIES] Batman Il Cavaliere Oscuro: recensione

Seconda pellicola di Nolan dedicata all’uomo pipistrello, sequel di quel “Batman Begins” che riportò in auge il personaggio dopo il brillante esordio di Burton e i disastrosi film di Schumacher, Il Cavaliere Oscuro affonda le sue radici nella poetica decadente e controversa del protagonista, non temendo di immergersi in atmosfere ancora più noir del precedente episodio. Eroismo e sacrificio sono i cardini su cui poggia la sceneggiatura dei fratelli Nolan, a cui va il merito di saper elaborare le tematiche in maniera molto coerente con la contradditorietà di Batman, supereroe tragico e quasi reietto, addirittura ricercato dalla Gotham City che cerca disperatamente di difendere.
Una Gotham talmente devastata da corruzione e criminalità, da renderla più simile ad un girone infernale virato in nero, in cui il male regna quasi incontrastato. Una città alla deriva che per ritrovare la speranza ha bisogno di un vero eroe, che Bruce Wayne alias Batman crede di aver trovato nel procuratore distrettuale Harvey Dent, incorruttibile e popolare uomo di legge.
Ma il vero uomo simbolo di Gotham City, e del Cavaliere Oscuro di Nolan tout court, è l’antitesi per eccellenza dell’uomo pipistrello, ossia il Joker, a cui il compianto Heath Ledger, senza timori reverenziali rispetto al precedente di Jack Nicholson, infonde un’indimenticabile mix di schizofrenica ironia, squarciata da fulminanti esplosioni di violenza e sregolata verbosità. Un’interpretazione ammirevole e convincente perchè riesce a rendere perfettamente la pazzia del personaggio, brillantemente descritta dal fido Alfred ad un incredulo Bruce Wayne. Un personaggio che solo in superficie appare come il solito villain stereotipato, ma che una sceneggiatura intelligente sa invece esaltare nella sua lucida follia. Non per nulla si definisce un “agente del caos”, completamente avulso ai desideri della malavita (soldi e potere) quanto invece dedito alla sublimazione delle sue amorali e cervellotiche pazzie.
Ma il Cavaliere Oscuro è anche un film che soffre di un’eccessiva durata, a volte resa ancor più insostenibile da una sceneggiatura che fa uso improprio di ellissi che rendono di difficile comprensione alcuni snodi nella storia. Vuole raccontare molto Nolan, e per farlo si prende il rischio di alcuni tagli di difficile lettura.
Ne esce un film denso, in ogni senso, sia visivamente che narrativamente, ma i risultati non sono gli stessi sui entrambi i fronti. Se la bravura registica era cosa nota già dai tempi di “Memento” o “Insomnia“, qualche perplessità è sollevata proprio da una storia che cerca di comprimere insieme troppe cose, rischiando da una parte l’overdose di informazioni, e dall’altro il taglio di quelle scene di raccordo che rendono fluida una sceneggiatura. Si passa così da riflessioni sull’eroismo e il sacrificio, all’emarginazione riservata ai mostri e gli outsider della società, dalla necessità di trasgredire la legalità per raggiungere un fine superiore alla violazione della privacy dei cittadini per il bene comune, fino ai soliti temi di amore e giustizia, che purtroppo (ma prevedibilmente) non convincono tutti allo stesso modo. Anzi alcuni temi sono toccati solo in maniera piuttosto superficiale e viene da chiedersi se era davvero necessario inserirli per essere poi sviluppati così poco.
Piacerà di sicuro ai fan, che vedranno tradotto in maniera filologicamente soddisfacente l’originale fumettistico del personaggio, ma è altrettanto vero che il Batman di Nolan è molto meno personale, e quindi interessante, di quanto non lo fosse quello di Burton. Molti sostengono che quello di “Batman” e “Batman Il Ritorno” non fosse il vero Batman, ma il “Batman di Tim Burton”. Forse è vero. Ma di certo il Batman di Nolan è molto meno distinguibile dal nutrito stuolo di supereoi che affollano gli schermi cinematografici negli ultimi anni. E questo è un vero peccato, data la statura drammatica del personaggio, sebbene il suo Cavaliere Oscuro rimanga di gran lunga il più meritevole del genere da molti anni a questa parte, e probabilmente anche per molti anni a venire.

[...] complesso 2.5 ore passano liscie. Come sottolinea l’ottimo, e lo dico senza alcuna ironia, Fabiuzzolo, si cerca di mettere troppa carne al fuoco, e si finisce per cagare fuori dal vaso. Ma da un [...]
Il Cavaliere Oscuro « CineCigno ha detto questo su 25 Agosto 2008 a 10:55 pm |
Non ho l’ abitudine di scrivere critiche ai film che vedo, ma dopo aver visto “il cavaliere oscuro” mi sono alzato dalla poltrona pieno di brutte emozioni e totalmente deluso. Quando si vede un film su un supereroe, ci si aspetta almeno che il bene prevalga sul male..invece qui si sente lo sconforto che tutto è andato male, che i buoni perdono e che forse perderanno sempre…..è questa la delusione più grande di questo film che è veramente oscuro anche nei colori della fotografia oltre che della trama. Poche volte un film mi ha demoralizzato come questo.
Ricorderò solo “Batman Begins” che ho trovato fantastco!! Questo è un trauma che dura 2,5 ore!!!
Giorgio Gnesda
Non sono del tutto d’accordo: un film per essere “bello” non deve per forza avere l’happy-end od essere positivo. Penso ad esempio a quel capolavoro chiamato Blade Runner che è pessimista dal principio alla fine (sopratutto nella versione Final Cut).
Per me Il Cavaliere Oscuro ha altri problemucci, ma quello che tu lamenti comne un difetto (i buoni che soccombono ai cattivi, per dirla in maniera semplicistica) è forse una delle cose più interessanti del film. Di solito i film di superereoi sono fin troppo stereotipati.