[GAMES][360] Lost Odyssey: recensione

“Quando una persona muore,
semplicemente se ne va.
Se c’è un posto dove vanno le anime
è nei nostri ricordi.
Le persone che ricordiamo,
sono con noi per sempre”

Inizia così l’avventura di Kaim Argonar, immortale che da mille anni percorre senza meta una terra di mortali, maturando esperienze, incontrando persone, innamorandosi, lottando e soffrendo come solo chi vede continuamente i propri cari invecchiare e morire può comprendere. Un incipit che forse ricorda un po’ le imprese del famoso immortale inglese, ma con cui in realtà ha ben poco a che vedere, stilisticamente e narrativamente.

L’ultima creatura di Hironobu Sakaguchi, universalmente noto per aver creato la serie pluri-milionaria di Final Fantasy, non lesina certo su ambiziose premesse. Non solo assolda il maestro Takehiko Inoue per il design del gioco (suoi i famosissimi “Slam Dunk” e “Vagabond”), non solo si avvale dell’ormai consolidata collaborazione con il collega-amico Nobuo Uematsu per la colonna sonora, ma affida la scrittura dei “Mille Anni di Sogni”, racconti brevi sul passato di Kaim, a Kiyoshi Shigematsu, noto romanziere giapponese. Le intenzioni sono evidenti: non il “solito” RPG giapponese, ma un’avventura a tutto tondo ricca ed imponente, dalle mire ciclopiche nonostante la licenza assolutamente originale. In fondo il papà di Final Fantasy non può che mirare a questo: ricreare una saga altrettanto famosa di quella lasciata in eredità a Square-Enix, andandosene per fondare il suo nuovo studio Mistwalker. E le basi su cui intende ricostruire tale successo sono le stesse: impianto di gioco ultra-classico (combattimenti a turni e scontri casuali) nonostante l’attuale trend degli RPG stia cercando di svecchiare una formula statica da fin troppo tempo, e storia ricca e articolata che parla dei grandi temi dell’esistenza: la vita, la morte, le emozioni,i sogni ma sopratutto i ricordi. Ricordi che Kaim, come tutti gli immortali protagonisti del gioco, hanno irrimediabilmente perso, e che cercano disperatamente di recuperare.

Sotto l’aspetto squisitamente romanzesco, Lost Odyssey può dirsi opera completa e matura, narrando una storia che in più punti sa essere affascinante e coinvolgente, toccando vette emotive di intensità rare. D’altronde, le premesse su cui poggia la narrazione, un protagonista che a causa della sua natura immortale è costretto continuamente ad abbandonare le persone che ama, non possono che esaltare una storia struggente che “gioca” con gli archetipi e le figure retoriche del genere. Eppure, nonostante le prime ore di gioco indispensabili per familiarizzare con un character design così lontano dai tipici tratti orientali, quasi tutti i personaggi, anche i meno convincenti, sapranno dimostrare la loro carica emozionale, esprimendo le loro paure, speranze, passioni e ricordi.

Meno convincente è la parte puramente giocabile del titolo, data la sua natura totalmente votata al classicismo, che alcuni potrebbero interpretare come ottusa ostinazione verso la tradizione. Al di la di questa posizione unicamente personale, Lost Odyssey è un RPG dalla giocabilità solida, che solo ad inizio avventura soffre di uno sbilanciamento tra difficoltà dei boss e possibilità di maturare esperienza col party. Proseguendo però, e fatta propria la dinamica degli scontri (nulla di trascendentale, ma come da copione il setting tra abilità mortale-immortale e ausilio degli anelli è componente fondamentale per salire velocemente di livello) il titolo diventa enormemente piacevole anche da giocare.

Complessivamente Lost Odyssey è uno dei migliori titoli recenti di un genere che fatica a scrollarsi di dosso l’immagine di sempiterno megalito incapace di evolvere, e ci riesce proprio in virtù della palese rinuncia a cambiare, cercando nel contempo di offrire quando di meglio il genere possa dare. Su tutto, una realizzazione grafica che lascia sovente a bocca aperta da il tocco finale ad un’esperienza che si rivela tra le più coinvolgenti degli utlimi anni. Solo una totale avversione verso gli stilemi di un genere che per anni ha tenuto alta la fama degli sviluppatori nipponici può tenere distante da Lost Odyssey. Ma chiunque sappia andare oltre a questo, si troverà (di nuovo) protagonista di una storia indimenticabile che saprà colpire con forza, e convinzione, direttamente al cuore.

~ di Bilbo Baggins su 21 Luglio 2008.

Lascia una Risposta