[MOVIES] Il Treno per il Darjeeling: recensione

Per certi versi, Wes Anderson potrebbe considerarsi la nemesi “positiva” di Tim Burton. Laddove il creatore di “Edward Mani di Forbice” e “The Nightmare Before Christmas” pennella i suoi film con tinte scure e darkeggianti, il cineasta newyorkese (ma nato in Texas) riempie le sue inquadrature di colori sgargianti e tonalità vivaci. Entrambi però dimostrano lo stesso gusto eccentrico, la stessa poetica per le storie bizzarre e anticonformiste.

Ne è la riprova questo “Treno per il Darjeeling”: colorato, kitsch e ultrapop già fin dalla locandina. E a cui non servono molti minuti di visione per far emergere lo stile inconfondibile di Anderson. Più che la storia improbabile di 3 fratelli alla ricerca della madre in meditazione in India, il regista coglie l’occasione che l’ambientazione esotica offre per catturare paesaggi e situazioni dalle connotazioni cromatiche sopra le righe. Dalle moquettes di un azzurro cielo alle tonalità intense delle campagne indiane, dai turbanti violacei agli arredi di un arancio acceso. In questo tripudio di colori, si colloca in maniera del tutto naturale la solita galleria di personaggi di irresistibile stranezza, lunatici, imperscrutabili, a volte addirittura spiazzanti.

E torna, come già nel precedente “I Tenenbaum” la riflessione sull’importanza della famiglia, trattata con stile leggero e sobrio ma mai posticcio o artificioso, proprio in virtù di personaggi che sono sì fuori dall’ordinario e orgogliosi della loro stranezza, ma anche miracolosamente veri e sinceri. Un trio di incorreggibili canaglie che prevedibilmente, ma coerentemente, sapranno “ritrovarsi” nell’India dei guru e dei santoni, dimenticando i motivi per cui non si sono parlati per anni, e ritrovando forza e slancio per lasciarsi alle spalle i pesi inutili guardando al futuro con ritrovata coscienza di se stessi e dell’importanza del legame che li unisce (come testimonia la bellissima scena finale delle valigie lasciate alla stazione).

Un film leggero e divertente ma non privo di “qualcosa da dire”, impreziosito dalla bravura registica di Anderson, abilissimo nella capacità compositiva delle immagini e dell’inquadratura tagliente ed effettata, in cui i personaggi nonon si perdono nella moltitudine di dettagli scenografici, ma anzi ne vengono esaltati. Un altro esempio della poetica gentile ma visivamente raffinata di Wes Anderson, capace di dare quel suo tocco particolare anche alla storia più scontata e banale. Da vedere.

Interessante, come nota a margine, il recupero del corto “Hotel Chevalier” dello stesso Anderson, che funge da prologo al film, e che mostra l’incontro tra uno dei fratelli, Jack Whitman, e la sua ragazza (interpretata da Natalie Portman, che ha anche un cameo nel film) all’Hotel Chevalier. Sarà poi fonte di ispirazione per il racconto che Jack fa leggere ai fratelli nel treno in India. Si tratta del corto chiaccheratissimo con il nudo integrale della Portman. Un dettaglio da non trascurare.

~ di Bilbo Baggins su 19 Maggio 2008.

4 Risposte to “[MOVIES] Il Treno per il Darjeeling: recensione”

  1. ahnn siii? chiaccheratissimo? soliti americani ipocriti e puritani o c’è una ragione?

  2. Chiaccheratissimo ma mica in senso negativo :-D
    Diciamo che la bella Natalie non aveva mai concesso le sue grazie a nessuno, e moh con Anderson addirittura il nudo completo! La notizia ha fatto il giro del mondo :-)

  3. Vabbè, non è che si veda poi un gran che delle grazie di Natalie…
    Ho amato molto il film, lo avevo visto lo scorso settembre a Venesia ma sono tornata a vederlo con gran gusto anche a Milano. E poi…adoro lo sguardo da (battuta rubata da una fiction tv!) “labrador con le orecchie appese” di Adrien Brody. Lo trovo maledettamente sexy!! ;o)))

  4. ahahahaahahahaha la definizione non la conoscevo ma in effetti ci azzecca benissimo :-D E comunque nel film lui e Luke Wilson sono proprio perfetti,proprio grazie alla loro espressione da….beh imbecilli :-D

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