[MOVIES][DVD] Indiana Jones e l’Ultima Crociata: recensione

Ad oggi, l’avventura cinematografica più ricca ed ed emozionante di Indiana Jones, la più foriera di particolari e citazioni, dal ritmo straordinario e sciabordante fin dai primi minuti di pellicola. Basta il quarto d’ora iniziale, che rivela più aneddoti sul passato dell’archeologo di tutti gli altri film messi assieme, per rendersene conto. Dalla fobia per i serpenti alla caratteristica cicatrice sul mento, dal leggendario Stetson al virtuosismo con la frusta, l’inizio di Indiana Jones è l’ultima Crociata è un folgorante flashback sulla gioventù di Indiana, che mette subito le cose in chiaro: dimenticate le “incertezze” del Tempio Maledetto, interessante ma forse sotto le aspettative, questo terzo episodio è il vero, e degno, successore del capostipite. Talmente convinto dei propri mezzi (e a ragione) da arrivare addirittura ad autoparodiarsi (“Sei sicuro che sia l’Arca dell’Alleanza?”, “Abbastanza sicuro”).

Ma la rapida incursione nell’adolescenza di Indiana (interpretato sullo schermo dallo sfortunato River Phoenix, che però non continuò il ruolo nella serie TV “Le Avventure del giovane Indiana Jones“) introduce, anche se “sibillinamente” fuori scena, la vera new entry di questo episodio, una figura fondamentale e dall’importanza storica per la saga: Henry Jones Senior, il papà di Indiana Jones. Una novità che non solo dona spessore alla figura di Indy (il quale funziona molto più come figlio degenere che non come figura paterna vista nel Tempio Maledetto) ma porta in scena uno scontro generazionale da leggenda. Jones Senior infatti è l’incarnazione classica dell’archeologo, studioso metodico fino al midollo, topo di biblioteca (come lo definisce il figlio) che lavora esclusivamente di logica, intuizione e ricerca storica. Contrapposto al dinamismo di Jones Junior, i due formano una coppia che funziona a meraviglia, tra alterchi verbali spassosi e reminescenze sul loro passato illuminanti. Ma il merito non è solo di un’ottima sceneggiatura brillante, ma anche di Sean Connery che, come padre di Indiana Jones, buca lo schermo forse più di quanto non abbia mai saputo fare Harrison Ford con Indiana Jones stesso. A riconferma che anche il cinema action può giovare di un’interpretazione di prim’ordine senza contare esclusivamente sugli spettacolari numeri degli stunts o degli effetti speciali.

Ma a funzionare, in “Indiana Jones e l’Ultima Crociata”, è tutto l’insieme degli ingredienti, mescolati assieme in maniera superba e sublime da uno Steven Spielberg in gran forma. A partire dalla premessa storica, la ricerca del Santo Graal, allo sviluppo dell’intreccio che conduce i protagonisti attraverso Venezia, Salisburgo, Berlino, fino alla splendida Petra in Giordania, il film risulta complessivamente (e oggettivamente) il più organico e complesso dell’intera trilogia, irresistibilmente divertente, ma che non nasconde comunque una sottile vena polemica (fulminante la battuta con cui Jones Sr. apostrofa un generale tedesco: “I nazisti dovrebbe leggerli i libri invece di bruciarli”) scene d’antologia (Indy in incognito che tra la folla si vede firmare l’agendina dal Führer in persona) e la solita pletora di numeri circensi che, come da tradizione, arricchiscono la resa visiva (e adrenalica) della pellicola.

“Indiana Jones e L’Ultima Crociata” ha solo un piccolo difetto: non essere il primo della trilogia, e non poter quindi fregiarsi di capostipite della saga, significando per la Storia del Cinema quello che nella realtà ha rappresentato il film del 1981. Per il resto, supera di gran lunga gli altri due episodi. Come ricchezza narrativa, senso del ritmo, scrittura cinematografica e alchimia degli attori, senza dimenticare una realizzazione tecnica intelligente che fa uso dell’effetto digitale solo quando strettamente necessario ai fini della storia, la pellicola rimane il vertice assoluto raggiunto dall’avventura cinematografica del grandissimo Indiana. Un esempio, divenuto classico, di grandeur hollywoodiana perfettamente coniugata a esigenze di mass market e spiccata vena autoriale, anche se affezionata ai linguaggi universali del cinema di massa. Un primato che ora solo il quarto, imminente, episodio della saga può cercare di battere. Per il resto, se “I Predatori dell’Arca Perduta” verrà ricordato come l’inizio di ogni cosa, e porterà alla mente ricordi di “visioni cinematografiche inedite” che i seguiti non potranno mai vantare, il terzo sarà ricordato come la migliore espressione, e realizzazione, dell’universo di Indiana. Teschi di Cristallo permettendo.

~ di Bilbo Baggins su 11 Maggio 2008.

2 Risposte to “[MOVIES][DVD] Indiana Jones e l’Ultima Crociata: recensione”

  1. Grande Bilbo,gran belle recensioni per la serie del Dr. Jones!
    Più o meno è quello che ho sempre pensato anch’io,L’Ultima Crociata è il migliore,poi I Predatori ed Il Tempio Maledetto un po’ più giù…poi…poi ho visto Il Regno Del Teschio Di Cristallo…
    E dopo essermi abbondantemente commosso di fronte ad un Cinema che credevo ormai irrimediabilmente perduto,ho rivisto le mie “classifiche”.Non si possono scindere i 4 Indiana Jones!O almeno,io non ne sono capace.Il motivo?Esistono solo questi 4 film ascrivibili a questo “genere” (che non è azione,non è avventura,è “alla Indiana Jones”) cinematografico.Tutti,tutti e 4,sono gli unici che trasmettano un certo tipo di emozioni,che siano fatti in un certo modo,che abbiano certi ritmi,quel senso dell’avventura…in tanti anni sono stati imitati,ma mai eguagliati.Ad oggi,con i ritmi da videoclip dei film odierni (che cercano vanamente di imitare l’azione di Indy e il montaggio del Soldato Ryan),questi sono gli unici 4 film che abbiano un senso nel loro voler essere “intrattenimento” d’Avventura.
    Morale?nella mia classifica,io li metto alla pari…

  2. Sicuramente la “formula Jones” è riconoscibile in tutti e 4 i film della serie, anche nell’ultimo che, per motivi più che altro di tempo, è forse quello un po’ più slegato dagli altri.
    Però se proprio proprio devo fare una classifica, probabilmente I Predatori sarebbe comunque quello che preferisco, forse perchè è stato il primo Indy che ho visto…

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