header image
 

[MOVIES][DVD] Indiana Jones e il Tempio Maledetto: recensione

Secondo episodio delle gesta dell’archeologo più famoso del grande schermo, “Indiana Jones e il Tempio Maledetto” è un film all’insegna del “di più”. Più effetti, più storia, più personaggi, più azione…insomma, più Indiana Jones! L’eredità de “I Predatori dell’Arca Perduta” era in effetti un’arma a doppio taglio: certamente una pellicola che aveva consegnato il personaggio al Mito, ma anche un capolavoro con il quale era obbligatorio confrontarsi ed auspicabilmente superare. Obiettivo che, va detto, il duo delle meraviglie Spielberg-Lucas non riuscì a raggiungere, ma seppero comunque confezionare un seguito che soddisfaceva quasi tutte le aspettative, dimostrandosi frenetico e coinvolgente com’era lecito aspettarsi da una nuova avventura di Indy.

In particolare, si nota proprio in fase di sceneggiatura quanto le “mire” fossero in realtà molto più ambiziose. “Dimenticata” la combattiva Marion Ravenwood, Indiana si trova a dividere il suo viaggio con la petulante cantante Willie Scott, artista americana trapiantata a Shanghai (interpetata in maniera esilarante da una divertita, e splendida, Kate Capshaw, talmente raggiante che Steven Spielberg pensò bene di sposarla) e il piccolo cinesino Shortie Round, spalla (se mai ce ne fosse bisogno) del protagonista.
Ma è in particolare la prima che riserva le scene più comiche di tutto il film: la borghese snob alle prese con elefanti puzzolenti e teste di scimmia servite come dessert, è esilarante ed irresistibile, e in coppia con Jones da vita a schermaglie tipiche della screwball-comedy anni ‘40 (pur non raggiungendo i medesimi risultati comici).
Chi invece delude è proprio il piccolo Shorty. Per quanto bravo, inserire un ragazzino nel terzetto protagonista fa spesso scivolare Spielberg nel suo infantilismo un po’ di maniera, dolciastro e zuccheroso oltre il dovuto. Viene così un po’ a mancare la mano ferma di un orologiaio che sa oliare il suo meccanismo alla perfezione.

Ma la di la di queste piccole imperfezioni, la formula collaudatissima si riconferma tale, e, com’era stato per il primo, anche questo episodio consegna alla storia un’infinità di scene leggendarie: dalla fuga (in canotto!) dall’aereo senza carburante, al banchetto “forbito” al palazzo reale, dai sacrifici umani alla dea Khali (con tanto di truculenta immagine del cuore pulsante appena estirpato) agli inseguimenti sui carrelli nei tunnel di lava, fino alla mirabolante conclusione sul ponte tibetano. Tutte godibilissime (ma è un leit-motiv della serie) ancora oggi.

Sebbene inferiore al primo, anche “Indiana Jones e Il Tempio Maledetto” è un film che merita visione (e rivisione) che diverte, che entusiasma, che prosegue meravigliosamente quella riscoperta di un cinema nazionalpopolare che rifugge la risata volgare anteponendovi un intrattenimento curato e intelligente, fiero erede del filone avventuroso americano di qualche decennio fa, che attraverso le gesta dell’indomito archeologo rivive a nuova giovinezza.

~ di bilbobaggins77 su 6 Maggio 2008.

Lascia una Risposta