[MOVIES][DVD] I Predatori dell’Arca Perduta: recensione

A pochi giorni dall’attesissimo (e fino a pochi mesi fa insperato) quarto episodio, è quasi doveroso “rispolverare” (in realtà è uno di quei film che gode di rivisione sistematica) il capostipite della serie, la pellicola dalla quale nacque tutto, un genere (e se non proprio un genere, di certo un nuovo modo di realizzare un genere) e la leggenda dell’archeologo più famoso del mondo.

Partorito dalla fervida mente di George Lucas, quando ancora gli strabilianti prodigi della Industrial Light & Magic non avevano soffocato le sue capacità straordinarie di affabulatore, “I predatori dell’Arca Perduta” è un giocattolo pop divertentissimo e dal meccanismo perfetto, debitore dei film seriali degli anni ‘30, ma anche (e sopratutto) figlio di quella nouvelle vague hollywoodiana che sul finire degli anni Settanta partoriva capolavori a ripetizione. Merito sopratutto di chi poi diresse il film, Steven Spielberg, che prese la sceneggiatura di Lawrence Kasdan (sviluppata da un soggetto di Lucas e Philip Kaufman) e gli donò tutta la gioiosa freschezza del suo cinema ingenuo ma non semplicistico, rutilante e irresistibile fin dai primi attimi (indimenticabile la sequenza nella grotta per recuperare l’artefatto maya).

Un ritmo talmente ben orchestrato e dall’impianto così perfetto che ancora oggi emoziona e sorprende, senza mai stancare. La figura di Indiana Jones, archeologo spaccone molto più incline alle mani che al cervello, giganteggia e affascina, senza temere confronti con nessuno degli emuli venuti dopo, grazie ad una caratterizzazione a cui Harrison Ford, attore con forti inclinazioni fisiche più che attoriali, ha prestato il suo phisyque du role perfetto, condito da un’irriverenza manesca e sbruffona. Se Indiana Jones piace al pubblico è più per la sua ironica irruenza che non per la capacità intellettiva (come sarebbe lecito aspettarsi da uno studioso) ed è grazie a questa sua spiccata caratteristica che ispira empatia nel pubblico, conquistandolo.

Ma oltre alla caratterizzazione forte del protagonista, “I Predatori dell’Arca Perduta” gode di invenzioni visive che hanno fatto storia, che hanno dettato per anni (e forse dettano ancora) metodologie di ripresa, numeri acrobatici ed esempi di montaggio che ancora oggi colpiscono e incantano. La già citata scena inziale, con il masso rotolate, ma anche la fuga dalla tomba egizia piena di serpenti, le rincorse tra le vie del Cairo (e leggendaria pistolettata risolutoria) o la magnifica sequenza finale con l’apertura dell’arca. Trattasi di scene così ben ideate e realizzate che hanno superato brillantemente non solo la prova del pubblico, ma sopratutto la ben più ardua prova del tempo, dimostrandosi fresche e intelligenti oggi come allora.

Vale senza dubbio recuperare questo classico del cinema popolare, non solo in virtù di una “rinfrescata” filologica della trilogia in attesa del quarto capitolo, ma anche (e sopratutto) per ricordare come il cinema delle idee (in cui l’effetto speciale è in funzione della storia, e non viceversa) riuscisse a incantare e deliziare con intelligenza e ironia, senso del meraviglioso e una giusta dose di humour. Una lezione che il cinema americano sembra aver irrimediabilmente perso.

~ di Bilbo Baggins su 5 Maggio 2008.

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