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[MOVIES][DVD] Blade Runner Final Cut: recensione

Sono davvero pochi i film che vantano una storia travagliata come Blade Runner, e che nonostante le difficoltà, i ripensamenti, gli scontri (alcuni molto accesi), siano stati portati a termine impressionando, profondamente e indelebilmente, l’immaginario collettivo e influenzando la percezione e la rappresentazione di un genere, la fantascienza, che a distanza di 25 anni non smette ancora di ispirarsi e rielaborare le straordinarie immagini del film di Ridley Scott. Ha qualcosa di miracoloso. Blade Runner stesso è un miracolo frutto di una straordinaria serie di eventi (fortuiti, voluti, accidentali, inevitabili) che lo hanno portato ad essere un fenomeno underground così universalmente leggendario. Così rivoluzionariamente destabilizzante da far parlare di se ancora oggi.

Una genesi che parte dal libro di Philip K. Dick “Do Androids Dream Of Electric Sheep?” e che prosegue con anni di travagliata lavorazione: dalle molteplici riscritture dello script da parte di due diversi sceneggiatori, Hampton Fancher e David Peoples, alle vicissitudini produttive, i problemi finanziari, gli screzi sul set tra regista, troupe e attori, i budget sforati, le difficoltà in post produzione, le molteplici versioni montate e le cause legali tra produttori esecutivi, la Warner Bros e Ridley Scott. Una storia così complessa, ma allo stesso tempo affascinante, che si rende necessario leggere l’illuminante libro di Paul M. Sammon “Blade Runner La Storia Di un Mito” per cercare di districarsi tra tutte le varianti (e variabili) che hanno portato a compimento(?) il progetto originario.

Un progetto che per anni è rimasto in una sorta di “ibernazione”, con una versione montata e distribuita nei cinema che però viene rifiutata dal regista, e una tardiva (10 anni dopo) Director’s Cut che elimina molte delle modifiche indebite apportate dai produttori e reinserisce elementi fortementi voluti da Ridley Scott.
Ma è con il 25° anno dalla prima uscita del film, idealmente avvenuta con l’anteprima al Continental Theater di Denver, che finalmente l’odissea di Blade Runner, la sua continua “riscrittura” visiva, può dirsi conclusa; ossia con l’uscita della versione denominata The Final Cut, che in maniera definitiva suggella la visione originale del regista, portata finalmente a compimento. Versione proiettata al Festival del Cinema di Venezia 2007 e che poi è stata inclusa nel cofanetto celebrativo (e si spera definitivo) di questa grandissima opera. Composto da 5 DVD, racchiude un tesoro inestimabile per i fan. 4 versioni distribuite del film (la Final Cut del 2007, la cinematografica USA del 1982, la cinematografica internazionale del 1982 e la Director’s Cut del 1992), la leggendaria copia lavoro (utilizzata nel 1982 per le anteprime, e distribuita in home video nei soli Stati Uniti) e diversi documentari e contenuti speciali, con interviste, materiali di scena, sequenze eliminate, bozzetti, storyboard. Un tale concentrato di informazioni e materiali d’epoca da renderlo un acquisto semplicemente obbligato.

DISCO 1
Blade Runner The Final Cut

La fantomantica versione “definitiva” preparata da Scott per il 25° anniversario dell’uscita del film, è in pratica una Director’s Cut a cui sono stati aggiunti pochi fotogrammi di raccordo ed eliminate alcune imprecisioni nei dialoghi. In particolare, la famosa incongruenza tra il numero di replicanti che assaltarono la Tyrell e quelli poi ritirati da Deckard, (dovuta al taglio, per motivi di budget, della parte della replicante Mary quando la scena tra il capitano Bryant e Deckard era già stata girata), l’intervento digitale nella scena della morte di Zhora (in cui era scandalosamente riconoscibile la controfigura, addirittura vestita con una parrucca completamente diversa da Joahnna Cassidy, scena mai rigirata per limiti di tempo) e il volo della colomba in un cielo irrealmente sereno, più altre varie aggiunte, in particolare nell’incontro tra Tyrell e Batty (ora molto più crudo e violento) e quello finale tra Deckard e Batty.

Dal punto di vista contenutistico però, non viene aggiunto nulla che non fosse già stato visto nella Director’s Cut, con l’odiato voice-off sopresso, la sequenza dell’unicorno ancora presente e il finale ecologista eliminato. Una scelta autoriale che non convince del tutto i fan della prima versione distribuita, affezionati alla narrazione fuori campo (invero ingrediente fondamentale dell’atmosfera da film noir) e non disposti a credere all’origine artificiale di Deckard stesso, testimoniata dall’origami lasciato da Gaff.

Ma al di la della corrente di pensiero condivisa, è interessante notare (se mai ve ne fosse stato bisogno) come Blade Runner, a distanza di decenni, sia ancora un film talmente pregno di significati, di sottotesti, di chiavi interpretative da renderlo un’opera senza tempo.
Visivamente è ancora una un’esperienza fortemente (s)co(i)nvolgente. La società oppressa immaginata da Scott, perennemente avvolta nel buio e nella pioggia, formata da individui anonimi che come formiche si muovono tra palazzi enormi e fatiscenti, su strade di fango e vapori, è illuminante e deprimente al tempo stesso. Una sorta di futuro prossimo venturo, visualizzato ante-litteram, forse non nel 2019, ma magari qualche secolo più avanti.
Il lavoro svolto da Douglas Trumbull e Syd Mead ha ancora un sapore fortemente attuale e contemporaneo. Un lavoro che persiste sopratutto grazie alla fisicità di quanto si vede sullo schermo, laddove l’effettistica digitale dei film moderni ha forse permesso riprese più ardite, ma riduce a evidentente artificio molti dei paesaggi creati al computer. Colpisce in particolar modo la profonda coerenza di un mondo che convince (e stupisce) anche solo osservando i più minuti particolari e non solo le panoramiche di una metropoli futuristica. I costumi, gli oggetti tecnologici, le facciate delle architetture, il design degli interni. Tutto in Blade Runner ha un senso preciso e contribuisce all’atmosfera del film. Ed è ancora più incredibile analizzando quanti particolari Scott inserisce in un ogni singola inquadratura, la mole di dettagli, l’uso innaturalistico della luce, i tagli vertiginosi di ripresa.

Sopratutto la storia, all’epoca accusata di estrema ermeticità e difficile comprensione, ha dimostrato invece quanto fosse in anticipo sui tempi. Blade Runner è un film che parla, in senso stretto, di come donare la vita (biologicamente o artificialmente) sia un’azione che prevalica l’atto stesso della creazione (di per se stesso semplicistico, quasi senza valore) ma che presuppone una serie di questioni etiche e morali fondamentali. I replicanti, creati ad uso e consumo della società umana, sviluppano sentimenti che non erano previsti nel progetto originale, ma che trovano comunque, a dimostrazione della totale imprevedibilità della vita, la maniera per manifestarsi. E lo spregevole tentativo di controllo operato, i 4 anni di vita, sono un atto tanto miope quanto scellerato, che ha conseguenze disastrose proprio per coloro che tentano di concretizzarlo.
La morale del film è un inno alla vita (in ogni sua forma, anche artificiale) che certamente stride con la visione squallida e pessimistica della società, ma che proprio in virtù di questo ardito accostamento trova perfetta sublimazione nello struggente e splendido finale, quando il replicante Batty, di fronte al suo corpo che inarrestabile inizia a irrigidirsi, invece della resa sceglie di continuare ad amare e preservare quella stessa vita che scivola via, risparmiarmiando il suo acerrimo nemico. Una lezione morale fulminante e spiazzante, proprio perchè proviene da “una macchina biologica” creata e programmata per non goderne.

Strutturalmente il film procede per incontri-scontri (tra Holden e Leon, Deckard e Bryant, Batty e Chew, Deckard e Tyrell, Pris e Sebastian e così via) forse retaggio delle intenzioni originali di ambientarlo completamente in interni con dialoghi tra gli attori. Una struttura che poi ha trovato una rappresentazione del futuro così straordinaria da caratterizzare in maniera indimenticabile la resa visiva del film. Blade Runner funziona da qualsiasi angolazione lo si osserva; è come un cubo di Rubik che mantiene intatta la sua forma geometrica pur scombinandosi in migliaia di varianti colore. I personaggi sono tutti, disperatamente, alla ricerca di una salvifica redenzione, cercando di sopravvivere tra le strade di una Los Angeles luciferina e inospitale, squassata dalle esplosioni delle raffinerie petrolifere e battuta da una pioggia incessante.
Memorabili moltissime scene, tra cui la scoperta di Rachel sulla sua natura artificiale, straziante ancora oggi, lo scontro edipico tra Batty e il suo creatore Tyrell, culminato nell’uccisione del “padre”, oggi ancora più violenta ed esplicita rispetto al passato grazie alle aggiunte della Final Cut, il ritiro di Zhora e la sua disperata fuga che si frantuma tra schegge di vetro, fiocchi di neve e schizzi di sangue, fino all’ultimo, leggendario ed epico confronti tra Batty e Deckard, due anti-eroi condannati comunque a perdere, le ormai mitiche lacrime nella pioggia, e il senso di oppressione che come il volo di una colomba, finalmente, sparisce.

Fiumi di inchiostro sono stati versati per Blade Runner, e probabilmente altrettanti se ne verseranno in futuro. La Final Cut forse potrà mettere fine alla lunga diatriba sul montaggio definitivo, ma di certo non metterà fine alla leggenda e al culto che difficilmente trova eguali nella storia del cinema. Uno dei rari esempi di film che con il tempo non invecchiano, ma acquisiscono ulteriore fascino e nuove chiavi di lettura, rese possibili dall’avanzamento culturale della società, che il film di Scott aveva già prefigurato oltre vent’anni fa. Un capolavoro, puro e semplice.

DISCO 2
Dangerous Days: La Realizzazione di Blade Runner

Un documentario di oltre 3 ore e mezza che riunisce interviste ex-novo al regista, al cast, ai produttori e alla troupe e che ripercorre, anche grazie a materiale inedito di scena, la gestazione che ha portato alla realizzazione del film, durata quasi sette anni. Una miniera di informazioni solo in parte già nota grazie al libro di Sammon, e che raccontato dai diretti protagonisti assume un significato totalmente nuovo. Suddiviso per blocchi tematici cronologicamente ordinati (dalla stesura della sceneggiatura alla composizione del cast, dalle riprese alle tensioni sul set, dall post produzione all’uscita vera e propria) è una cavalcata appassionata e appassionante nella storia, conosciuta e non, di uno dei più grandi capolavori della storia del cinema. Interessante sopratutto perchè contraddistinto da una serie pressochè infinita di aneddotica e retroscena, di racconti in prima persona e ricordi, ora addolciti dal tempo, di rapporti turbolenti e travagliati, così come lo fu il cammino realizzativo del film.

DISCO 3
Blade Runner Teatrichal Version 1982
Blade Runner Internation Version 1982
Blade Runner Director’s Cut 1992

Un disco di importanza filologica che racchiude le precedenti versioni di Blade Runner, importante sopratutto perchè per la prima volta propone in versione digitale la famosa versione con voice-off e finale ecologista mai commercializzata in DVD prima. L’unica possibilità per i fan della versione originale di vederlo e rivederlo anche grazie all’opera di restauro digitale operato (fatto comunque su ogni versione presente nel cofanetto).

DISCO 4
Contenuti Speciali

Il perfetto complemento a Dangerous Days nel disco 2. Laddove il documentario ripercorre la vita intima del film e la sua realizzazione dal punto di vista dei diretti artefici del progetto, i contenuti speciali di questo disco esplorano in maniera certosina gli aspetti secondari, ma parimenti importanti, della pellicola.

Sopratutto sul lavoro di pre-visualizzazione di Syd Mead e i bozzetti preparatori per il look del film, i modellini e gli effetti di Douglas Trumbull, ma anche un ricordo affettuso di Philip k. Dick (e le sue prime rimostranze al progetto), la realizzazione della locandina, i provini per alcuni ruoli (Rachel e Pris) le scene eliminate, gli spot promozionali, il lavoro di restauro per la versione in DVD, fino all’impatto del film nelle filmografie di altri film-makers. Un compendio (e una celebrazione) di un film che da anni ispira e influenza.

DISCO 5
Blade Runner Workprint Version

Un contenuto dall’importanza filologica fondamentale: la copia lavoro utilizzata per le anteprime di Denver e Dallas, non ancora definitiva e contenente diverse variazioni nella traccia audio, nella colonna sonora (Vangelis stava ancora ultimando i lavori nello studio di Londra) e in alcune scene poi eliminate. Un “regalo” inaspettato e prezioso, perchè testimonia la travagliata genesi di un capolavoro che finalmente può essere visionato dai fan del film di Scott.

Complessivamente, il cofanetto a 5 dischi per il 25° anniversario del film si conferma un compendio spettacolare per tanti anni di dolorosa attesa. La mole di informazioni contenute, così come le diverse versioni del film, è spettacolare e sconvolgente. I commenti del regista e della troupe (purtroppo non sottotitolate), le interviste, i materiali di scena, i trailer, gli speciali, le scene eliminate, il restauro digitale, le cartoline incluse. Tutto concorre nel renderlo un acquisto assolutamente obbligato per i fan di questo capolavoro.
Un cofanetto di cui si potrebbe facilmente non smettere mai di parlarne. Il solo modo è acquistarlo, e lasciarsi finalmente andare alla visione. Che accompagnerà per ore, ore e ancora ore. Monumentale.

~ di bilbobaggins77 su 3 Maggio 2008.

5 Risposte to “[MOVIES][DVD] Blade Runner Final Cut: recensione”

  1. Fabiuzzo, sta tua rece trasuda passione. come quella che nutro io per il capolavoro (secondo me il vero capolavoro) di ridley scott.
    mi hai fatto venire voglia di prendere l’ennesima versione limitata del cofanetto (stavolta in blu ray, dopo quella limitatissima in dvd di qualche anno fa) e ti faro’ sapere.
    davvero un bellissimo blog - continua cosi’!

    un abbraccio e a presto!
    ale

  2. Grazie Ale!! :-*
    In effetti Blade Runner è uno di quei film fondamentali che hanno “segnato” la mia carriera di cineamatore (parola bruttissima ma che preferisco a cinefilo :-D)
    Lo amo sopratutto in virtù della sua (stra)immeritata sfortuna: prima produttiva, poi commerciale, poi ancora legislativa (con cause e controcause tra Warner Bros e Scott).
    Finalmente sto cofanettone mette fine alle lotte, e ci riconsegna sto capolavoro assoluto (non solo di Scott, ma di tutta la cinematografia) ad imperitura memoria! Per me va preso *obbligatoriamente*, se poi sei fan, non c’è neanche da sicuterne :-)

    Vabbè so sempre prolisso quando parlo di Blade Runner. Compratelo e basta! :-D

  3. Grande Fabiuzzz! Bellissima ed interessantissima radiografia. Ma sto cofanetto è quello confezionato in una valigetta 24 ore? Sai che ci ho fatto più di un pensierino … ehhhh che film! … che atmosfere, che ritmo! anche per me un punto fisso, forse è stato addirittura la miccia che ha acceso la mia passione per il cinema … la frase di Roy Batty mi ha letteralmente aperto gli occhi sul significato della vita … e poi come non innamorarsi di quegli ombrelli col neon (li vendono su internet!) … e poi ancora non ho capito che differenza c’è tra testuggine e tartaruga …

  4. Nella valigetta in pratica è contenuta l’edizione a 5 dischi (che ho io) più un modellino e un origami (e ovviamente la valigetta stessa!).
    Anch’io volevo prendere quella inizialmente, poi visti i prezzi che girano, ho optato per la sola edizione a 5 dischi, che comunque contiene tutto il materiale audio-visivo che mi interessava.
    Sul film, beh vabbè credo di aver detto tutta nella rece. Film immenso. Non avevo dubbi che un cinefilo come te lo apprezzasse :-)

  5. piano con le offese: cineamatore hihihihi

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