[MOVIES] U2 3D: recensione

Il 3D salverà il cinema, inteso come luogo privilegiato per la fruizione delle opere cinematografiche, o verrà definitivamente fagocitato dalla concorrenza degli home-cinema domestici (DVD e BluRay) e dalla pirateria dilagante? Difficile fare pronostici, ma Hollywood (e l’industria tutta) sta provando da tempo a correre ai ripari.
Una strada già battuta in precedenza è quella di offrire un’esperienza “sensoriale” non replicabile dai lettori consumer, e dopo i primi timidi tentativi, i formati ultra panoramici alla IMAX, l’ultima tecnologia in arrivo è il Digitale 3D, un sistema di ripresa che, tramite lo sdoppiamento delle immagini e degli speciali occhialini da indossare, simula la profondità di campo in maniera eccezionale.
Preceduto in ordine di tempo dal “Beowulf” di Zemeckis, anche questo ultimo film della coppia Mark Pellington e Catherine Owens, girato in occasione di alcuni concerti degli U2 in Sudamerica, fa uso di questa innovativa tecnologia per offrire agli spettatori uno spettacolo rivoluzionario.
Del film non v’è poi molto di cui discutere, trattandosi ovviamente di un concerto della band irlandese che piacerà o meno a seconda del rapporto che si ha con la loro musica. Ma da un punto di vista squisitamente tecnico queste prime pellicole tridimensionali possono fornire interessanti spunti di riflessione. Può davvero il Digitale 3D, o invenzioni similari atte a rendere la visione al cinema un’esperienza non replicabile, avere successo e risolvere, o quantomeno alleviare, la crisi che da qualche anno investe tutto il settore? La risposta è difficile, ma una descrizione spassionata di ciò che uno spettacolo simile offre, ossia un coinvolgimento senza dubbio esaltante, può aiutare a formulare qualche ipotesi. Pur sconfinando nell’attrazione da parco dei divertimenti, una proiezione in Digitale 3D riesce inaspettatamente a prendere per mano lo spettatore, dandogli la percezione visiva di trovarsi davvero tra la folla di fan adoranti e urlanti, o di essere sospinti, quasi per magia, dalle telecamere mobili che con ampie e vertiginose carrellate riprendono l’evento. Ed è una sensazione che difficilmente “viene a noia” durante la visione. Anzi cresce in maniera quasi esponenziale e serba addirittura ulteriori sorprese quando alle riprese live vengono aggiunte coreografie digitali.
Purtroppo il soggetto di questo film è di difficile decrittazione: un fan (ed io lo sono) non può che vedere moltiplicato il suo coinvolgimento emotivo, sopratutto se ad uno dei concerti della band vi ha già partecipato (ed anche in questo caso, la mia risposta è affermativa) e le scene filmate non fanno che riportare alla memoria ricordi e sensazioni che attendono un qualsiasi pretesto per riaffiorare. Ma c’è da chiedersi, quando questa tecnologia verrà applicata ad un’opera di fantasia, magari ad un frenetico inseguimento tra auto o una sparatoria furibonda, o anche solo in un’ambientazione da film fantasy, quali saranno i benefici effettivi apportati alla visione cinematografica? Probabilmente molti.
Per quel che vale, la visione di U2 3D prospetta scenari interessanti: la tecnologia ha potenzialità elevate, e se i registi ed in generale i creativi cinematografici sapranno approfittarne, potrebbero davvero godere di quel vantaggio inarrivabile che un apparecchio domestico non sarebbe in grado di riproporre. Ma per avere un quadro più completo, bisognerà attendere i veri film che stanno per arrivare, tra cui spiccano diverse produzioni Disney e l’ultimo, attesissimo, lavoro di James Cameron. Forse il futuro è già qui.

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