[MOVIES] Alla Ricerca dell’Isola di Nim: recensione

Esistono almeno due buoni motivi per parlare bene di questo film. In primis perchè dà l’occasione ad una grande, grandissima attrice, al secolo Jodie Foster, di staccarsi dalla serie di ruoli drammatici in cui sembra(va) intrappolata e confrontarsi finalmente coi toni comici di una commedia per bambini.
Secondo perchè, in un periodo di potterismo dilagante, dove sembra che ai ragazzi non siano rimaste altro che storie fantasy o di magia (vedi, tra gli altri, “La Bussola d’Oro“, “Eragon” o il recente “Spiderwick“) recuperare le atmosfere avventurose alla Salgari relegando in un angolo l’effettistica digitale è comunque una decisione da applaudire.
Un film però non vive di sole buone intenzioni, e se è vero che forse bisognerebbe smetterla di vedere i film per bambini sperando di aver mantenuto, nonostante l’età, quel nitore di sguardo e purezza di cuore, è altrettanto vero che non tutto funziona a meraviglia in questa pellicola dei coniugi Levin, nemmeno cercando di chiudere un occhio (anzi due) e mandando in pausa temporanea l’incredulità così preponderante nella cinica età adulta.
Il fatto è che la storia di Nim, che vive col padre biologo in un’isola deserta e sconosciuta (dov’è che l’abbiamo già sentita questa?) e intraprende una fitta corrispondenza online(!) con l’autrice agorafobica (che lei crede uomo) dei suoi romanzi d’avventura preferiti per chiedere aiuto per il padre disperso in mare, nasce su basi tutto sommato intriganti, ma poi si perde in un intreccio posticcio e a tratti inconsistente. Non mancano le scene divertenti (quasi tutte con protagonista la Foster e il suo improbabile viaggio attorno al mondo per raggiungere, dal suo appartamento di New York da cui non esce mai, la piccola Nim dipersa nel Pacifico), ma le varie sottotrame che il film esplora, da quella più squisitamente ecologista all’importanza dei legami familiari, passando attraverso i concetti di eroismo e altruismo allo sprezzante sfruttamento delle risorse ambientali, sono tutti trattati con tale colpevole superficialità, da sembrare banali anche per un bambino (spesso molto più critico degli adulti).
Si ha l’impressione che i registi abbiano voluto arricchire la pellicola con diversi spunti di riflessione, ma abbiano accidentalmente fallito dall’approfondirne uno qualsiasi. Nulla di imperdonabile, d’altronde sempre di film per bambini si parla, spettatori spesso genuinamente recettivi a qualsiasi stimolo narrativo e disposti a viaggiare di fantasia senza porsi troppe domande, ma è come raccontar loro “la Volpe e l’Uva” di Esopo (per restar nella fiaba) privandola di qualsiasi morale.
Rimane semplicemente una bella visione, luoghi esotici ripresi magnificamente, molte scene comiche che strapperanno la facile risata, qualche momento commovente, ma a fine film nulla che invogli veramente ad una rivisione. Ed è un peccato, perchè come Pinocchio e Cenerentola, storie che venivano raccontate decine e decine di volte, Nim aveva le gli ingredienti (e probabilmente le intenzioni) per poter diventare un piccolo classico per l’infanzia, ed invece deve accontentarsi di far da tappabuchi tra la visione di un episodio e l’altro della saga potteriana.

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