[MOVIES] Il Cacciatore di Aquiloni: recensione

Vecchio adagio: rischioso vedere i film tratti dai libri letti. Per quanto si cerchi di “purificare” lo sguardo sgombrando la mente dai ricordi e dalle emozioni della pagina scritta, è inevitabile che le mancanze e i tagli (comunque necessari) non risaltino di più delle scelte indovinate.
Il film di Marc Foster, anche grazie alla sceneggiatura di Marc Benioff (autore del mai troppo lodato “La 25a Ora” di Spike Lee e dell’onesto “Troy“) ha senza ombra di dubbio il merito di aver operato tagli davvero minimi all’opera originale, restituendone la bellezza narrativa. Ma, e anche qui è doveroso sottolineare come il non lettore possa assolutamente ignorare quanto segue, il rimpianto è quello di non aver reso il senso stesso della vicenda: il senso di colpa che affligge e consuma Amir per tutta la sua vita, per il suo tradimento e la sua codardia nei confronti dell’amico fraterno Hassan, nella pellicola, sopratutto nella parentesi americana di metà film, sembra quasi dimenticato. Ne consegue che quando ci sia riallaccia alla telefonata iniziale che ripiompa il protagonista tra le ombre del passato mai espiato, sembra quasi di aver assistito ad una storia diversa, quasi un racconto di rifugiati da una nazione in agonia. Vero, tutto fedele al libro, ma laddove in ogni pagina l’ombra di Hassan si rifiutava di scomparire, nel film viene colpevolmente dimenticato.
La parte conclusiva stessa, momento aulico di riscatto e redenzione, è asciugato quasi del tutto di emozione, sacrificato dalla necessità di comprimere nel tempo a disposizione il resto della storia (allungarne la durata rischiava forse di costringere gli esercenti ad una proiezione serale in meno?). Non mancano scene emozionanti e commoventi (la storia di partenza comunque lo è), ma forse, scegliendo la strada della completezza narrativa a scapito dell’approfondimento dei rapporti tra i personaggi, si rischia di deludere su entrambi i fronti. Chi conosce l’intreccio originale noterà comunque le mancanze, chi invece guarda il film con occhi nuovi potrebbe trovare banali e superficiali alcune scelte di sceneggiatura.
Ma il Cacciatore di Aquiloni, al di la dei confronti con il libro, rimane, nonostante tutto, una pellicola che racconta una bellissima storia, ambientata in un paese, l’Afghanistan, mai così vicino (e così lontano) come in questi anni di triste attualità, ricca di spunti di riflessione e struggente quanto basta. Un’operazione che può dirsi comunque riuscita nonostante necessitasse forse di meno cervello e più cuore, ma che non delude. La ricostruzione storica di Kabul, dai periodi festosi pre-invasione russa, alle macerie e devastazioni della dittatura talebana sono impressionanti. Le sequenze della battaglia degli aquiloni coinvolgono, così come la scelta di non inserire nessun sottotesto filoamericano alla storia (e di questi tempi, è cosa rara).
Da vedere, ma se siete lettori del libro di Hosseini, forse sapete già abbastanza di quanto si debba sapere di questa storia.

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