[GAMES][360][XBLA] RezHD: recensione
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Non ha perso nulla del suo fascino il capolavoro di Tetsuya Mizuguchi. Anzi, in questi sette anni dal lancio giapponese, ha pure guadagnato l’alta definizione, e un suffisso HD sul titolo che ne sancisce la definitiva affermazione.
Disponibile da qualche giorno su Xbox Live Arcade, al canonico costo di 800 Microsoft Points (8 euro), RezHD dimostra quanto fosse lungimirante il suo creatore, quanto brillante e rivoluzionario il suo concept a metà strada tra un videogioco, un bemani e un’installazione caleidoscopica di visual art.
Non a caso Mizuguchi si muove su più settori, quello videoludico con la sua etichetta Q!Entertainment (che ha sfornato altri capolavori acidissimi come Every Extend Extra e Lumines) e musicale con i Genki Rockets, di cui è producer e regista di svariati video e scenografie digitali di scena (ammirate ad esempio nella recente tappa giapponese dell’ecologista Live Earth organizzato da Al Gore).
Il suo è un percorso artistico e personale che da tempo testimonia il suo eclettico anticonformismo, sospeso tra passioni sonore e sperimentazioni visive, capace di reinventare generi (e sottogeneri) assolutamente straordinari e rivoluzionari. Talmente distanti dalle concezioni attuali (anche e sopratutto della maggior parte dei videogiocatori) che (troppo) spesso passano (purtroppo) inosservate.
Rez non fa eccezione. Uscito in origine sull’ultima console Sega e traghettato poi su PlayStation2 con i medesimi (scarsi) risultati commerciali, Rez è un viaggio allucinogeno e straniante tra forme geometriche in continua, e pulsante, evoluzione, tra orde di oggetti in wireframe e superfici translucide. Sospeso in un volo perenne, attraverso acidi corridoi cangianti e panoramiche futuristiche dai colori esacerbati, il protagonista (anch’esso formato da un agglomerato di poligoni vagamente antropomorfo) può distruggere tutto. A tempo di musica. Ogni esplosione, ogni concatenazione, ogni brillìo produce una sequenza sonora che si integra alla perfezione con la base principale. E qui nasce il quid del gioco, il suo primigenio e intimo senso. La contaminazione audio(visiva) di cui all’inizio.
Niente storia. Niente principesse da salvare o guerre da vincere. Solo una cuffia (consigliata), lo schermo strabuzzante di cromie e la propria voglia di immergersi in un’esperienza dalle conseguenze imprevedibili e mai scontate. Un viaggio in qualcosa che non è nè videogioco nè non videogioco, ma creazione pura di una mente che irride al realismo e non teme la sperimentazione di concept magari impopolari, ma assolutamente e rigorosamente originali.
RezHD deve essere vostro. A 8 euro poi, la questione proprio non si pone. Anche se, pad alla mano, per voi resta una incomprensibile e misteriosa tech-demo multicolore.

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