[MOVIES] Into The Wild: recensione

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Christopher McCandless è un ragazzo in fuga.
In fuga dalla società, ipocrita e consumista, ormai irrimediabilmente corrotta da arrivismo ed egoismo, paura e odio verso gli altri. Dalla famiglia, dove i rapporti nascondono segreti taciuti e illusorie apparenze, dove la violenza vista e vissuta scandisce lo scorrere del tempo. Ma sopratutto, è un ragazzo in fuga da se stesso, dalla persona che non sente di essere, dall’immagine che per anni ha finto di avere ma che non riconosce allo specchio, quasi fosse una fredda maschera che cela la sua vera, e intima, essenza.
Dopo la laurea, ultimo obbligo morale dovuto ad una famiglia che gli elargisce “cose” ma non amore, decide di dare un taglio. A tutto.

Devolve i suoi risparmi in beneficenza, distrugge le carte di credito, i documenti personali, si libera della sua identità come di un guscio vuoto nel quale ha vissuto per anni. Zaino in spalla, lascia la famiglia, gli amici e gli affetti e inizia a viaggiare, a macinare chilometri, a scendere in canoa il Mississipi e poi ancora giù fino a passare il confine con il Messico, e poi di nuovo su verso la California, attraverso valli, deserti, montagne. Si accampa dove può, vive di poco, viaggia su treni o in autostop. Si ribattezza Alex Supertramp (Alex il vagabondo, o gran camminatore) per sottolineare la sua rinata identità, e da li inizia la ricerca della verità che per anni gli è stata preclusa da una vita fatta di agi e comodità, certezze e intollerabili menzogne.

Tratto dal libro omonimo di Jon Krakauer e suddiviso in cinque capitoli, il film di Penn è solo all’apparenza un’apologia del mito selvaggio americano. Sotto la scorza  “on the road”, pulsa un cuore critico verso il consumismo imperante, l’idolatria dell’apparenza, la frenetica corsa ad una meccanizzazione fisica e intellettuale che distrugge ogni visione spirituale e intima con le cose che ci circondano. Ma anche questa chiave di lettura rischia di sminuire il messaggio del film. Perchè la ricerca instancabile di Christopher è una ricerca atavica della verità che solo incidentalmente troverà compimento nell’immersione totale nella natura selvaggia (e spietata). La sua è prima di tutto una necessità impellente di dare senso ad una vita vuota fatta di bugie, menzogne, fredde convenzioni sociali che disumanizzano l’uomo, lo rendono cieco ed abulico. Un sacrificio che necessita della perdita di tutto ciò che ha, al contrario delle apparenze, poco significato: denaro, posizione sociale, agi e sopratutto la terribile sicurezza di un futuro certo. E Christopher non esita a lasciarseli alle spalle, svuotandosi dell’inutile e preparandosi a maturare e vivere esperienze finalmente vere e autentiche.

Penn, da radicale e ribelle, trova nel libro di Krakauer materiale perfetto per la sua visione del mondo. Ma, a contrario delle aspettative, il film ha il raro dono della leggerezza. Non di stile, ovviamente, ma di contenuti. La sua è una critica che non diventa mai pesante retorica, i messaggi non soffocano la bellezza del racconto, che ha il coraggio della contemplazione (il film dura due ore e mezza abbondanti) e visivamente ricorda molte inquadrature del grandissimo Terrence Malick.
Le panoramiche aeree degli spazi americani, così come le lisergiche immagini di una natura incontaminata e autentica, fotografano alla perfezione il viaggio di Christopher, e donano al film una bellezza fuori dagli schemi, solo di rado appesantiti da ralenty tutto sommato superflui.

Into The Wild è un film importante e necessario, forse non di facile visione ma assolutamente autentico così come lo è il suo protagonista, realmente esistito. Un film che racchiude molteplici significati ma una sola visione, che va oltre le cose effimere e si concentra sulla sola cosa importante della vita, quella che gli antichi greci sintetizzavano in “gnoti sautòn”. Conosci te stesso.

~ di Bilbo Baggins su 29 Gennaio 2008.

4 Risposte to “[MOVIES] Into The Wild: recensione”

  1. Fantastico film. E anche la colonna sonora. Quando l’ho recensito ho dovuto trattenermi avrei altrimenti scritto un libro!! C’è tanto da scrivere su questo film che ha così tanto da dire. Se devo scegliere il titolo di una delle canzoni della colonna sonora direi “No Ceiling”, come affinità allo spirito del film. Vai Bilboz.

  2. Ho letto la recensione sul tuo blog e non potrei essere più d’accordo. E’ un film bellissimo, e anche la colonna sonora cantata da Eddie Veddere è favolosa.

  3. caro bilbo, che piacere leggerti (e come scrivi bene!)
    visto che da un pochino non ci si parla, vorrei darti per iscritto qualche commentino su sto film, che di sicuro dispensa sensazioni forti a tutti (lo ha fatto anche con me) ma che forse lascia impressioni diverse a seconda di chi lo veda.

    A me il protagonista (bravo attore etc) ha lasciato un profondo senso di inquietudine: forse il suo desiderio di fare qualcosa di estremo (io sono contrario a tali scelte per principio) e questa sua ricerca incessante, senza mezzi termini e passando sopra tutto (affetti, famiglia) mi sono sembrati un pochino troppo.
    penso al modo in cui trattava i genitori (aggredendoli) o l’amata (?) sorella (ignorandola) o gli amici di percorso (a cui si accompagna e che abbandona nel mezzo della notte per perseguire il suo ‘ideale’).
    Forse, dico forse, e’ piu’ un film sull’egotismo (non egoismo, bada bene) che sulla ricerca di se stesso: lui chi fosse lo sapeva forse fin troppo bene (imho), come raggiungere se stesso pure…. la cosa interessante (e per sconvolgente) e’ stata a cosa fosse disposto a rinunciare (aspetta…) ma soprattutto su CHI fosse disposto a passare sopra.
    L’unico messaggio con cui concordo in pieno (per uno come me che ama la natura) e’ che con la natura non si scherza, e se vuoi vivere alla sua merce’ (perche’ di merce’ si tratta, altro che simbiosi – devi stare attento e rispettarla e temerla, sempre) devi sapere bene cosa fare.

    Ah, e secondo me il finale (quella foto, e la frase scritta nel libro) mi hanno lasciato ancora piu’ amaro in bocca.

    Ovviamente concordo con voi sulla colonna sonora (anche se forse un po’ troppo ‘essenziale’) e sull’amore viscerale per sean penn.

    keep up the good work (e sentiamoci piu’ spesso, amico mio).

    ciao,
    ale

  4. Ciao Ale,
    mi fa un piacere enorme sentirti e grazie dei complimenti :-D

    Per quanto riguarda il film, la tua è una visione che “ci sta”, nel senso che chiunque decida di abbandonare tutto e tutti (senza spiegazioni ne comunicazioni) è in fondo un egotista (e pure egoista). Ma nel film si comprende bene secondo me la vita “falsa” e ipocrita in cui i genitori (sopratutto l’inflessibile padre) lo avevano costretto, priva di amore e verità. Per cui alla fine è pure comprensibile il suo distacco. Meno magari verso la sorella, innocente come lui e sinceramente affezionata al fratello.

    E comunque come dici bene tu gente disposta a sacrifici simili sono comunque persone spesso controverse, mai solamente buone o cattive, e questo le rende più interessanti.

    Aho becchiamoci più spesso, anche se su MSN non ti vedo mai, e anche se so che continui la tua esperienza su WOW io non ho più intenzione di metterci piede. Ci tengo alla vita :-D

    HOLA

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